sabato 19 settembre 2015

Degli ultimi giorni

Ho trovato dove dormire a New York.
Domani ho un matrimonio (il secondo in una settimana).
Ieri ero in giro ed ero felice, anche se era tutto molto diverso rispetto ad una settimana fa.
Devo ancora fare il letto.
A Luisa voglio un sacco di bene (anche a Silvia!), perché possiamo ridere come due ragazzine ascoltando musica indie sedute per terra (e perché mi comprerà la maglietta di Jurassic Park).
Dopo mesi riascolto Vasco Brondi.
Addio fottiti ma aspettami.
Ho trovato il taglio di capelli da farmi.
New York continua ad essere la mia ancora di salvezza.

Le cose vanno.
Io vado.
Se mi dura questo mood, sono salva.

mercoledì 9 settembre 2015

Dei ripassi per New York

Per un attimo concentriamoci sui punti fondamentali del mio futuro: New York.
Che sono felice ed emozionata come una bambina la notte della vigilia di Natale l'ho già detto? E che conto le ore? E che non faccio altro che pensare a "quando sarò a New York farò/vedrò/visiterò/guarderò/fotograferò..."?
Insomma, sto in fissa come una sedicenne alla prima vacanza da sola con le amiche al campeggio "Le Rocchette" di Castiglione Della Pescaia (true story, ndV).

Per sbrogliare quest'ansia mista eccitazione, ho deciso di ripassare un po' le mie basi cognitive sulla Grande Mela: ecco tutto quello che sto rileggendo, rivedendo e riascoltando e che mi ha fatto amare follemente quell'isoletta affacciata sull'Hudson.

LIBRI:

Colazione da Tiffany (Truman Capote)
*Abitavo nella casa da circa una settimana quando notai che la casella dell'appartamento numero due era contrassegnata da un bigliettino perlomeno strano. Stampato con una certa eleganza formale, il biglietto diceva: Signorina Holiday Golightly, e sotto, in un angolo: in transito*

Toglietevi dalla testa Audrey e la Holly edulcorata del film, sto parlando di un capolavoro (a mio personale avviso) della letteratura americana del Novecento.
La "Colazione da Tiffany" degna di nota, ci presenta una Holly Golightly cinica e matta come un cavallo ma nonostante ciò adorabile. Ed è lei che ci porta da Tiffany, un posto che la fa sentire al sicuro da ogni sua paturnia, e che ci porta in quel delizioso ma caotico appartamento nell'Upper East Side. Ed è sempre lei che abbandona il suo gatto ad Harlem, senza però quel finale stucchevole della pellicola.
La sua New York, seppur nello splendore degli anni 50, ha molto della cupezza attuale.

Belli e dannati (Francis Scott Fitzgerald)
*Non faccio niente, perché non c'è niente che valga la pena di essere fatto.*

Il miglior romanzo dell'autore, migliore perfino del "Grande Gatsby" (sono opinioni insindacabili, ndV). Anthony e Gloria, nel loro essere squattrinati e bellissimi, nel loro amore fatto di alcol e violenza, ci trascinano nella splendida New York degli anni trenta, prima della guerra.
Non si può leggere Fitzgerald e non sognare di essere per quelle strade caotiche con lui, di non cenare insieme al 21 oppure non invidiare terribilmente il suo folle amore con Zelda (lasciamo poi perdere come è finita, ndV).
La New York di quelle pagine è forse la mia preferita, luccicante ma marcia, splendida e decadente, un ossimoro fatto di strade e palazzi.

American Psycho (Breat Easton Ellis)
*Non sono tempi per gli innocenti, questi.*

Gli yuppies, gli anni 80, le spalline imbottite, la cocaina, i locali migliori, Saks, l'alcol, Hell's Kitchen, il Dorsia: tutto questo trasuda dalle pagine di Easton Ellis. Il resto è la nota violenza e la tortura a cui sottopone ogni notte le sue vittime Patrick Bateman, il protagonista del romanzo.
Ho odiato -talvolta- quelle pagine, per la violenza cruda e gratuita, ma ho anche amato quella città fatta che rappresenta la quintessenza del sogno del secolo scorso, quello stile che ha fatto di noi nati negli anni 80 vittime di un sogno irrealizzabile.

Piccole donne crescono (Louisa May Alcott)
*Un anno di vita è sempre qualcosa di compiuto. Accadono spesso fatti negativi che mai si ripeteranno uguali.*

C'entra poco, lo so, ma avete presente il titolo del blog? Ecco, appunto.
Comunque Jo va a New York dopo aver litigato con Laurie ed è proprio là che conosce il professor Baehr. E nasce qualcosa fra loro, oltre che per le evidenti affinità artistiche, proprio per il brulicare delle strade di Manhattan.
E quando lui la porta a Broadway, a teatro?
Ecco, pensiamo davvero di poter passeggiare per Manhattan senza dedicare nemmeno un piccolo pensiero alla più amata delle sorelle March?
No, infatti.

FILM:

Il diavolo veste Prada
*Oh, non essere ridicola, Andrea! Tutti vogliono questa vita. Tutti vogliono essere noi*

Okay, è un film per donnette con il mito dell'alta moda, lo so. Ma non si può, non amare New York guardandolo! Sì, okay, i vestiti bellissimi, Miranda Prisley, Andy, il fidanzato fighissimo, le copie mai scritte di Harry Potter e tutte le Emily del mondo, ma vogliamo parlare della città sbrilluccicante e glamour?
E dei locali dove gli amici vanno a bere insieme? E della mostra organizzata dall'amica di Andy? E della casa di Miranda?
É perfetta, perchè non risulta nè pacchiana, nè esagerata, pur nel pressante sottofondo del cellulare che squilla.

C'è post@ per te
*Volevo tanto che fossi tu!*

AH! Una delle migliori commedie romantiche di sempre: Lui e Lei che si conoscono in chat e si adorano ma si odiano nella vita vera, fintanto che poi s'innamorano davvero.
Tutt'intorno New York: nei graziosi angoli dell'Upper West Side, nei cafè che sembrano quasi francesi, nelle bancarelle colorate, negli appartamenti che più newyorkesi non si può.
Possiamo davvero pensare di trovare una libreria a Manhattan e non sentirci un po' vittime del destino anche noi, romantiche ed ingenue come mai penseresti di una delle più grandi metropoli del mondo? No, appunto.

Wall Street
*Non sarai tanto ingenuo da credere che viviamo in una democrazia, vero Buddy? È il libero mercato!*

C'è questa storia della mia presunta laurea in scienze economiche ed aziendali (risate registrate), che mi ha portato a guardare il mondo della finanza americana con più curiosità che disgusto.
Wall Street ha fatto il suo corso: mi (ci) ha mostrato gli squali, gli yuppies, i colletti bianchi e i grandi investimenti, nel quartiere finanziario più famoso del mondo.
Quando si va a New York non si può prescindere da una capatina nel regno dei WASP, davanti al New York Stock Exchange, fosse solo per vedere se è ancora tutto uguale a come lo raccontava Gekko.

SERIE TV:

Sex and The City
*In questa città l'unica cosa peggiore di essere una trentenne single è essere una ventenne single.*

Ogni spiegazione è inutile: la City è la quinta ragazza, lo sanno tutti.
Bella, glamour, accogliente, romantica, spumeggiante è la perfetta spalla di Carrie, tant'è che lei decide di avere una relazione con la Città, ad un certo punto.
E vogliamo parlare di quando Carrie saluta Big, e Manhattan indossa tutti i più bei colori dell'autunno? E i pranzi a Central Park? E il matrimonio di Miranda e Steve nel giardino?
Niente da aggiungere, una delle New York migliori di sempre.

La Tata
*Mi chiamo Francesca e non sono sposata!*

Sì, okay era girata in studio, era un sitcom con quattro inquadrature fisse per gli esterni e di New York si vedeva praticamente nulla.
Ma si respirava. Perchè si producevano i musical di Broadway in quella casa, perchè zia Assunta stava nel Queens e si vedeva, perchè c'erano storie folli tipiche solo di Manhattan, perchè Francesca citava i posti più improbabili di continuo.
E poi, vabbè, perchè la Tata era una di noi, ora lo so.

Gossip Girl
*Sta a sentire, Socrate: quello a cui abbiamo diritto è un fondo fiduciario, forse una casa agli Hamptons o una bella malattia, ma la felicità non sembra essere contemplata.*

Upper East Side ed Upper West Side: la differenza ce l'ha insegnata la voce fuori campo di Gossip Girl.
E poi abbiamo imparato che ci si ritrova davanti al MET, che si gira in limousine, che le feste si organizzano al Plaza, che la settimana della moda è un evento imprescindibile e che si fa jogging a Central Park.
E che la vita fa schifo anche per quelli che sono ricchi e bellissimi.
Ma la loro Big Apple è bella, molto nuovo millennio (al contrario di SATC, ad esempio), molto decadente ma ancora affermata. E poi ci regala il lieto fine, e noi siamo vittime di storie a lieto fine!

CANZONI:

Take a Walk in the Wild Side (Lou Reed)
*New York city is the place where they said: Hey babe, take a walk on the wild side*

Il Village, gli anni Settanta, la Factory, l'eroina, l'arte, Sunday Morning, Andy Warrhol, Twiggy, il mondo che cambia e non torna indietro.
Cazzo, c'è così tanta New York in questo pezzo, così tanta storia contemporanea, così tante immagini diventate iconiche!
Nulla, questa è da ascoltare quando si cammina a Soho o al Village o a Chelsea, come tributo in movimento a tutto quello che deriva da quelle stesse strade e a tutta quell'arte che ha mutato tutto.

Con un deca (883)
*Resta la soluzione divi del rock, molliamo tutto e ce ne andiamo a New York*

Erano i primi anni novanta, io ero una bambina e gli 883 li ascoltavo anche se non capivo un granchè.
Ma che Max Pezzali avesse la fissa degli Stati Uniti, l'avevo capito pure io.
Ecco io 'sta canzone la canto da quando ho comprato il biglietto aereo: ogni volta che mi prende lo scazzo o la tristezza, me la canticchio e ritrovo un attimo di stabilità.
Sì Max, molliamo tutto e andiamocene!

Hey There Delilah (Plain White)
*Yes, you do Times Square can't shine as bright as you I swear, it's true*

Pezzo che adoro, nonostante la banalità.
Cita Times Square, all'inizio, e allora io me la immagino sempre questa ragazzina che brilla più di tutte le luci del mondo e lui che è così innamorato da doverglielo cantare.
Giuro che la metto nell'ipod, prima di partire, per poterla canticchiare sotto le stesse luci.
É la mia New York romantica, quella che forse si vede meno ma si può sentire comunque.

New York City Boy (Pet Shop Boys)
*You're a New York City boy So young, so run into New York City*

Lo so, è una canzone di merda, ma io ricordo che l'ascoltavo sempre, subito dopo esserci stata con i miei.
Quindi per me è una New York molto spensierata, un New York che va a ballare e vive (cosa che vorrei fare, andare a ballare là, sotto lo sguardo vigile del Top Of The Rock e dell'Empire).
Non dice un granchè, lo so da sola, ma a me piace davvero nel suo essere assolutamente frivola, perchè non è che sia sempre tutto tragedia e melodramma.
Secondo me va ascoltata ad Hell's Kitchen, non so perchè ma m'ispira così.



...Insomma, qui di materiale da studiare, ce n'è veramente tanto!


mercoledì 2 settembre 2015

Degli autunni a New York

Di questa estate senza mare, di questi mesi in cui tutti vanno in ferie tranne me, di questo caldo serpente che m'ha portato ad aver nostalgia del cappello di lana con i pon pon e del pellicciotto like Caterina di Russia e delle tante serate sceme che ho passato in giro, ci sarebbe da raccontare.

Ma c'è una cosa di cui voglio parlare (e ne parlerò tanto: prima, dopo e durante!), di cui sono davvero molto felice ed entusiasta.
Vado a New York.

La mia prima (ed unica) volta nella grande mela è stata nel 1998: avevo quattordici anni, i capelli cortissimi e viaggiavo con mamma - babbo - fratello.
Al rientro, mentre l'aereo decollava dalla più sconfinata metropoli che abbia mai visto, giurai a me stessa che sarei tornata, che l'avrei vista di nuovo, che io e Miss Liberty avevamo ancora qualcosa da dirci.

E poi sono trascorsi diciassette anni: hanno girato sei stagioni (e due film orribili) di Sex And The City, sono crollate le torri (su cui salii, all'epoca), è crollata la borsa di Wall Street, hanno ricostruito Ground Zero, hanno prodotto Gossip Girl e hanno girato innumerevoli film senza che io potessi mai tornare.

Quest'anno, complici le ferie strane di una delle mie migliori amiche e i post entusiastici di Laura, la voglia di attraversare l'Atlantico è tornata, prepotente.
Si è poi aggiunta una mega offerta sui biglietti aerei.
E infine, le meravigliose stanze a disposizione su Airbnb hanno chiuso il cerchio.

Senza rendermene bene conto ho cliccato su "acquista" e mi sono ritrovata due biglietti aereo a/r intestati a me e alla mia amica, per ottobre.
Sarà un Autumn in New York.
Sarà una vera estate indiana.
Sarà come volevo che fosse nel secolo scorso.
Sarà come Carrie e Serena insieme.
Sarà un desiderio che si realizza.

Quindi sì, ne parlerò di questo viaggio a NYC, ne parlerò parecchio: di cosa farò per prepararmi, di cosa farò là, di cosa visitare, di dove andare a mangiare, del dubbio se sia meglio il New York Pass o il City Pass, delle canzoni da mettere nella playlist per il volo e di tutta una serie di cose che al momento mi sfuggono.

Ma già adesso, quando guardo i biglietti nel cassetto e le ricevute per ritirare il passaporto, sento il cuore in gola.

lunedì 24 agosto 2015

Del mare

Mare.

Mare da adulta con due bambine e con la loro mamma.

Mare che è sempre mare, con la sua (mia) malinconia.

Mare con la crema solare, il doposole e i castelli, che erano vent'anni che non rifacevo un castello di sabbia.

Mare con i discorsi sul come eravamo, come siamo e cosa saremo.

Mare tanto diverso dall'ultima volta qui, ma sempre uguale nei suoi negozi altolocati e locali di tendenza.

Mare mai azzurro, mai limpido, mai bello ma sempre pieno di gente.

Mare con i ragazzini vicini di ombrellone che raccontano della sbronza della sera prima.

Mare con le signore di Milano con i capelli perfetti, i costumi perfetti, le borse perfette e i mariti assenti.

Mare con i cornetti per colazione mangiati in giardino.

Mare per salutare un'estate senza vacanze ma con lo spirito di chi è in vacanza da sempre.

Mare.

martedì 4 agosto 2015

Dei pensieri -estivi- sparsi

Agosto.
Di nuovo.

Probabilmente, siamo l'unico posto di lavoro in Italia che lavora a pieno regime per tutto il mese.
Io mi prendo comunque delle licenze poetiche sull'abbigliamento formale: oggi ho la t-shirt di Star Wars, anche se con i tacchi e la giacca.

Comunque ho voglia di ferie e sono intollerante: invoco il silenzio tombale almeno quattro volte al giorno, in ufficio.
Nonostante ciò, continuo ad andare stoicamente in palestra all'ora di pranzo: siamo rimasti solo in cinque idioti a fare addominali con 40 gradi all'ombra.

In compenso, io e il mojito siamo davvero molto amici, soprattutto la sera, soprattutto al tramonto, soprattutto quando ho le spalle nude e i capelli appuntati alla cazzo.

Vado sempre a letto troppo tardi, perchè la notte ci sono le repliche di Grey's Anatomy in televisione e Izzie Stevens ancora non è malata di tumore -e io Izzie Stevens la amo- e allora le prime 5 serie le guardo di continuo, in loop.
Ogni mattina mi alzo che sembro un cadavere e mi prometto di andare a dormire presto la sera, cosa che poi non faccio mai e non so nemmeno il perchè.

Ho imparato a controllare da sola il livello dell'olio e del liquido del radiatore della macchina e questo mi fa sentire estremamente soddisfatta ed emancipata.
Come quando guido in autostrada (cosa che fino a sei mesi fa non avevo mai fatto) con gli occhiali da sole e la testa piegata di lato, che sento che ce la posso ancora fare e mi sento estremamente libera e padrona del mio destino.

Ho ricomprato Dylan Dog.
Erano forse anni che non compravo Dylan Dog, che dopo l'accoppiata 241 (Xabaras) -242 (Nel nome del padre) per me aveva toccato il fondo.
Ho ritrovato citazioni che avevo dimenticato ed è stato come un lungo flash back nei primi anni della mia adolescenza, quando i miei mi dicevano che doveva smetterla di leggere quella roba violenta ed io -incurante- continuavo a frequentare Craven Road 7.

Cerco il vestito perfetto per i due matrimoni che mi attendono a settembre.
Sebbene quest'anno (che serviva a me, as usual!) la Zitella non c'abbia regalato il solito post *Cazzo mi metto -summer wedding*, ho le idee abbastanza chiare su cosa voglio (lungo, punto vita segnato, scollo a cuore, possibilmente blu) ma non su dove trovarlo.
Ogni settimana rimando la ricerca, con il risultato che alla fine non troverò mai il perfetto abito (in saldo) e mi toccherà prenderlo a prezzo pieno.

Fa troppo caldo per cucinare di giorno.
Il più delle volte cucino la sera tardi per il giorno dopo o per il prossimo inverno: a piedi nudi, i Pink Floyd in sottofondo e con un bicchiere in una mano e il mestolo nell'altra, preparo la conserva di pomodoro o le verdure o la marmellata, o qualunque altra cosa che possa riportarmi al gusto dell'estate, quando arriveranno i mesi freddi e grigi.

Per essere giornate velate di caldo e afa, sono inspiegabilmente traboccanti di stimoli.

sabato 11 luglio 2015

Dell'estate (la protezione 0 spalmata sopra il cuore)

L'estate con i suoi singoli che poi diventano tormentoni e poi, a settembre, non li tolleri più manco per sbaglio.

L'estate con il caldo che non ti fa dormire la notte e alle tre ti affacci alla finestra per cercare di respirare un po' e poi la mattina in ufficio sei uno zombie.

L'estate con i suoi concerti: migliaia di foto uguali con visi diversi, tutti ad urlare le stesse canzoni come se fossero scritte solo per noi.

L'estate con i suoi week end al mare, la sabbia dentro i sandali, la pelle che sa di crema solare, i capelli ingestibili che tanto domani saranno solo peggio, le cene a base di pesce e falanghina ghiacciata.

L'estate con le sue repliche televisive, i telegiornali che parlano del troppo caldo  (ma quest'anno la Grecia li ha messi in crisi) e le interviste davanti ai negozi il primo giorno di saldi, come se la vita fosse cristallizzata per tre mesi.

L'estate con i suoi tramonti da social network, belli solo se instagrammabili,  vissuti come se fossero uno spettacolo gratuito, ogni sera, nonostante le zanzare tigre.

L'estate.
Nonostante tutto, io la amo più che mai.

martedì 23 giugno 2015

Delle ferie

Sono stata in ferie, dopo più di un anno, senza dover fare nulla.
Rettifico: non lo so quanto tempo fosse che non prendevo dei giorni di ferie che non fossero funzionali a qualcosa.

Era davvero tanto tempo che non mi dedicavo a me per giorni interi.

Quindi di questa settimana di cazzeggio, annovero:

- mettermi in pari con la roba da stirare (non succedeva dall'anno scorso, tipo!);
- vedere l'amica girovaga, sentire le sue storie e sviluppare un'immensa voglia di andare in giro anche io;
- andare da Momo;
- riprendere i discorsi di un mese e mezzo fa;
- visitare una città bellissima e comprare un maglietta figa di Star Wars;
- mangiare i macarons;
- scoprire che non so camminare sugli scogli;
- fare il primo bagno in mare dell'anno;
- partecipare ad un bellissimo aperitivo sulla spiaggia, godendomi un tramonto spettacolare;
- stare con Momo;
- cantare con la stessa in macchina, come se di anni ne avessimo ancora 19;
- tornare a casa, fare colazione in un bar e stare seduta al tavolino per un sacco di tempo, senza sentirmi in imbarazzo;
- vedere Il Padrino per la prima volta;
- cenare con tutte le amiche scout e svariate bottiglie di vino;
- andare a ballare tutte insieme come quando eravamo piccole;
- mangiare, con le stesse, un pezzo di pizza alle quattro del mattino;
- andare in due in bicicletta sotto la pioggia;
- tornare a casa che è giorno e scoprire di non avere più il fisico.

Vorrei averne di più, di settimane così.