Il mio primo ricordo certo che ho della vita itagliana, escludendo la cerimonia di apertura di Italia 90 e la terribile mascotte (che scopro oggi chiamarsi “Ciao”), è la strage di Capaci, di cui oggi cade il ventesimo anniversario.
Mi ricordo l’autostrada distrutta, i telegiornali in edizione speciale e soprattutto i miei genitori sconvolti e ammutoliti. Mi ricordo il mio babbo che stringe forte il telecomando del vecchissimo Sony e che si lascia scappare fra i denti “assassini schifosi”.
Io non capivo cosa stava succedendo, ma mi ricordo perfettamente che tutti erano spaventati, anche se a me sembrava ingiustificato aver paura per una cosa così lontana.
Avevo otto anni: internet non era diffuso, le notizie le apprendevamo dalla televisione, non c’erano cellulari da chiamare ma solo numeri fissi (quando ancora si facevano senza prefisso nella propria città), nessuno montava squallidi video su youtube con le foto, le canzoni strappalacrime, e le frasi che nemmeno Fabio Volo. Il dolore e l’indignazione erano, nel 1992, una roba quasi privata.
Ci furono fiaccolate e cortei, ma senza l’evento creato su facebook.
Tutti erano (io no, non capivo) sdegnati e angosciati, pur senza condividere il video “è volata in cielo una stella”, oppure l’immagine nera del profilo in segno di lutto.
Oggi, purtroppo, domina la cultura del “condividi”.
Muore un personaggio celebre? Partono i video “the best of”, gli status su face book diventano tutti frasi identificative del personaggio stesso, si sprecano le foto del profilo raffiguranti il compianto e, must dei must, si diventa fan del morto. Gente che fino a tre ore fa se ne sarebbe fregata, è tutta fan dello scomparso: che sia calciatore, cantante o pallavolista. Si sprecano i commenti e si scovano in rete video amatoriali, scrivendo mi mancherai. Ora, o lo conosci (e allora ho la sensazione che tu non abbia bisogno di rendere tutto questo pubblico), oppure mi chiedo chi ti mancherà? Uno sportivo di cui non hai mai visto una gara intera, un cantante la cui musica non si lega ad alcun ricordo della tua vita o un qualunque artista di cui hai sentito una volta parlare, su Rai Educational?
Ovviamente, però, tutto questo diventa un meraviglioso riempitivo di presunti telegiornali, che con i numeri della fanpage, le frasi a tema e il corollario del trash ci riempie i servizi dedicati.
Accade una strage? Non ci si riflette più nel buio della propria cameretta, che ormai è talmente old style che nemmeno mai nella vita. Oggi si pubblicano post indignati simil “noi non ci stiamo” (perché c’è davero qualcuno, esclusa la frangia di folli estremisti, che ci sta davvero a certe barbarie?), si crea l’evento “accendi una candela davanti alla tua porta” (così la strada sarà illuminata da tante luci simile alle stelle del cielo, scrivono ne la “Descrizione Evento”), si fanno i video con sotto le canzoni di Noemi e le frasi ad effetto tipo “oggi in cielo c’è un angelo in più”, oppure “una stella nuova brilla nel firmamento”. E non è che ‘ste cose le fanno gli amici degli scomparsi, che a voler dire potrebbero pure avere significato (se si lascia da parte il buon gusto), il dramma vero è che le pubblicano emeriti sconosciuti.
E no, non è umana pietas (che esiste da millenni, ante Zuckerberg), ma mancanza di rispetto e trash allo stato puro, più che una serata a ballare Lorella Cuccarini e Donatella Rettore. Ve lo dice una che non saprà niente di politica o sociologia, ma di serate trash ne sa a pacchi.
Succede una catastrofe (simil quelle da me evocate qui sotto)? Ecco, qua viene fuori il peggio: c’è la frangia dei sedicenti neo giornalisti che mette i link dell’ansa (perdersi la diretta minuto per minuto? Giammai!), c’è il gruppo che parte con l’iniziativa inutile degna di Macao (facciamo volare degli aquiloni, in memory of! Certo, dopo che lo tsunami m’ha buttato giù la casa l’aquilone è proprio quello che mi rappresenta. Grazie, amico! ), c’è quello che mette la foto sul profilo del Paese/Regione/Comune (te lo sai dov’è l’Uzbekistan senza fare una ricerchina sulle mappe di google?) e poi ci sono gli artisti, quelli che mettono la frase della canzone alternativa, ad effetto (c’è una regione affranta dagli incendi? Era un gioco, non era un fuoco! Certo, lo stesso gioco che spero ti induca all’autocombustione!).
Ecco i social, andrebbero inibiti a fronte di certi eventi. O almeno vengano resi a pagamento: se ci si arricchisce su tutto, non ci si può arricchire anche sulla stupidità altrui?