Parliamo di cose serie, di cose di estrema importanza, di robe che hanno un valore incommensurabile per noi donne.Parliamo di capelli, croce e delizia di ogni donzella che si rispetti. Chi li ha biondi li vorrebbe mori, chi li ha lisci li vorrebbe ricci (e viceversa), chi ne ha tanti ne vorrebbe meno, chi li ha crespi vorrebbe poter portare un caschetto ma tutte queste cose le sapete già e le sperimentate ogni giorno, lo so. Non esiste donna che si senta soddisfatta della sua capigliatura, manco fossimo tutte Sansone.Ma soprattutto, non esiste donna che almeno una volta nella vita non abbia desiderato una chioma luuuunghiiiisssssiiiiiimaaaa e fluente, stile Barbie Frisè.Ebbene, a proposito di questo, voglio fare outing.Io non ho i capelli lunghi.
Io ho le extension.
Ma soprattutto, io amo profondamente le mie extension.Di conseguenza, vorrei fare un po’ di chiarezza, sfatare i falsi miti e spiegare bene come funziona il tutto.(Tratto da una storia vera.)Partiamo dall’antefatto.Io ho i capelli più crespi che mossi: boccolosi e morbidi sotto, modello cugino IT sopra. Tali capelli (che da oltre dieci anni vengono sottoposti a piastra) stanno anche diventando molto bianchi (soprattutto sulle tempie e sopra, sulla divisa), di conseguenza vengono tinti alla radice dal… boh, mi pare di ricordare dal 2009.Li tagliai, sotto l’egida di Santa Katie Holmes madrina dei capelli perfetti e dei matrimoni d’interesse, ottenendo un cortissimo caschetto nel dicembre del 2010, dopo oltre un biennio di capello medio lungo. Il taglio era molto carino, ma anche molto ingestibile per chi –come me- non è una liscia naturale.
Da allora, negli ultimi quattro anni, ho cercato di farli allungare, peccato che –usando la piastra pressoché quotidie- le punte si spezzino/sdoppino/sfibrino di continuo rendendo necessaria una spuntatina trimestrale.Quest’estate sono giunta alla massima lunghezza ottenibile, seppur con delle doppie punte così grandi che, ogni volta che li spazzolavo trovavo mezzo toupe di Moira Orfei per terra.A settembre (come le nonne insegnano) ho tagliato via tutta quell’ecatombe di capelli sfiniti.
A ottobre li guardavo con tristezza.
A novembre ero quasi convinta a prendere degli integratori per farli crescere.
A dicembre sono stata convinta a provare le fate madrine di ogni desiderio capillare, altresì dette extension.Io ho messo quelle a base di cheratina (cioè applicate con una colla speciale –cheratina- ai propri capelli, a piccolissime ciocche), non solo perché garantiscono un effetto molto naturale, ma anche perché si i capelli si possono raccogliere e legare senza alcun problema e –soprattutto!- senza che si vedano le attaccature posticce.
È bene però specificare che ne esistono di qualunque tipo (cucite, intrecciate, mobili), adatte a esigenze diverse dalle mie o a capelli con caratteristiche dissimili.Per applicare le extension occorrono i seguenti ingredienti:
- Un/a parrucchiere/a bravo/a et capace;
- Almeno centinaio di euro (variabile in base alla lunghezza di partenza dei capelli);
- Molta pazienza;
- Sopportazione per le prime dodici ore.Essenziale è trovare un professionista che conosca il lavoro. Ripeto, essenziale.
L'operazione non è semplicissima, sia intermini di effetto finale che di salute del capello, quindi bisogna andare da chi sa farlo e sa farlo bene.
Costano, è vero, ma basta farle una volta per capire che il prezzo non è fatto solo dalla materia prima, ma anche da una sacrosanta professionalità.
Quindi no improvvisati, no ciarlatani, no poca spesa tanta resa.Il parrucchiere capace è l'elemento essenziale per una riuscita di livello.La mia situazione di partenza era medio lunga (io la definirei media, ma la mia parrucchiera sostiene che la lunghezza media è un'altra cosa!) e, avendo moltissimi capelli e decisamente grossi, volevo solo allungare, quindi me la sono cavata con 35 ciocche (che non sono tante).
Queste 35 ciocche sono di vari colori (castani scuro, castano chiaro, biondo miele), in quanto i capelli (anche se mai colorati, figurarsi i miei che hanno il bayalage!) non sono uniformi, quindi è importante "mischiare" per evitare l'effetto "coda di topo" attaccata dietro.I capelli devono essere prima lavati (solo con lo shampo!) e asciugati ad cazzum, senza alcun prodotto, senza nessuno styling: devono essere come natura vuole. Io sembravo uno dei cugini di campagna, per la cronaca.
Dopodichè, con molta pazienza, si applicano le ciocche, solitamente a metà testa/sotto (credo che in gergo tecnico si definisca "corona"): con un robo -che somiglia ad una pistola di colla a caldo- si scioglie la cheratina che è nell'estremità della ciocca e si fa aderire all'attaccatura dei propri capelli.
Non è doloroso.
Non è fastidioso.
É solo noioso.Finita l'operazione, inizia il deliro di onnipotenza: dato che le extension sono lunghe e non sono ancora tagliate, ci si ritrova con i capelli che arrivano alla vita e ci si sente come Raperozolo, anzi MEGLIO di Raperonzolo!
Sono momenti in cui non ti capaciti, tocchi quei capelli bellissimi (perchè sono bellissimi, morbidi e lisci come mai nella vita!) e lunghissimi e cominci a sentirti meglio di Federica Panicucci ai tempi del Festivalbar, più bella di Lady Lovely e dei suoi scoiattolini colorati, più invincibile dei codini di Sailor Moon, più forte di Jo prima che vendesse la treccia per il padre malato.Superato il picco di endorfine dovute alla chioma fluente sempre sognata, bisogna tagliare e creare un effetto che non faccia accorgere dell'inganno.
Solitamente si fa un taglio scalato, leggermente più corto davanti e più lungo dietro.Veder cadere quei centimetri appena messi è uno strappo al cuore, lo ammetto, ma non dobbiamo scordare che il nostro obiettivo non è diventare sosia di Alains Morisette-1996-version.Una volta tagliato, si da una piega degna e d'un tratto quel desiderio mai realizzato di capelli che superano abbondantemente la metà schiena (il limite, lo sappiamo tutte!, è l'elastico del reggiseno), è divenuto realtà.
Personalmente, ammetto di aver passato le prime sei ore ad accarezzarmi le lunghezze, con un'espressione tra la beatitudine spirituale, la felicità che precede l'overdose e il terrore di perdere qualche ciocca.
L'effetto è stato questo:La sopportazione entra in gioco durante la prima notte.Infatti le "palline di cheratina", una volta appoggiata la testa al cuscino, si sentono: la sensazione è quella di avere delle forcine in testa. Ora, a me non hanno dato fastidio in quanto mi capita di dormire con i bigodini (true story), però se siete di quelle che avvertono anche un ciglio caduto potrebbe essere antipatico.
La sensazione rimane per le prime ventiquattr'ore ed è estremamente personale, ripeto però che per me non è stato affatto strano o fastidioso.Man mano che sono passati i giorni, l'euforia ha lasciato il posto alla paura: paura di non essere in grado di lavarsi capelli senza fare scempio del lavoro e paura di avere una matassa informe sopra (i miei capelli) e seta purissima sotto (le extension).In realtà entrambe si sono rivelate infondate. I capelli con le extension si lavano esattamente come i capelli senza: molta acqua + shampoo (x2) + balsamo / maschera + molta acqua. L'unica accortezza da avere è non lavare i capelli a testa in giù, nel lavandino (ma credo che siano dieci anni che non mi capita).
Una volta tamponati si pettinano normalmente, nessuna menata particolare.
Certo, bisogna spazzolare con grazia, ma non è che prima mi accanissi con la spazzola contro il mio cuoio capelluto.L'asciugatura, invece, regala delle soddisfazioni enormi: si può fare alle lunghezze qualunque cosa (liscio piombato, boccoli, beach waves) e loro non solo reggono la piega, ma la reggono bene.Dopo il primo lavaggio l'effetto è risultato ancor più naturale, in quanto le ciocche applicate si fondono perfettamente con i capelli, prendendo i pregi e i difetti (non so come sia possibile, ma giuro, che se li tocco io non riconosco il vero dal finto!): le mie - ad esempio- sentono l'umidità e sono leggermente mosse esattamente come i miei capelli naturali.
La conferma della naturalezza del lavoro me l'hanno data dei colleghi che, nei giorni successivi, mi hanno detto *ma quanto ti sono cresciuti i capelli in questo periodo?*, facendomi poi gongolare per ore.Insomma, io ne sono più che soddisfatta e mi rimangio tutte le male parole spese, negli anni passati, nei confronti delle santissime extension.Certo, un difetto ce l'hanno anche loro: non durano per sempre (ma circa cinque mesi, si può arrivare fino a sei-sette nei casi migliori).Ecco, io a pensare di separarmene già sono in lutto.
giovedì 15 gennaio 2015
Extension for dummies
martedì 6 gennaio 2015
Delle cose belle dell'anno nuovo e di quello vecchio.
Le feste sono finite, va sfatto l'albero (nuoooooo), comincia la dieta, ci s'iscrive in palestra, si mettono via i maglioni con le renne, si comprano decine di magliette a righe ai saldi per la primavera (true story), ci si preoccupa per la terribile situazione lavorativa (really), si comincia a pensare a Sanremo e via dicendo.
Però io -che a questo periodo sono inspiegabilmente sopravvissuta- voglio fare l'elenco delle cose belle che sono successe durante questo Natale:
- Ho sfoggiato il maglione rosso con le renne,
- Ho ricevuto in regalo il montgomery rosso che volevo, anche se fa molto cappuccetto rosso,
- Sono stata a ballare due volte con le mie amiche e mi sono divertita tanto,
- Ho bevuto il Martini di nuovo ed è ancora il mio liquore preferito,
- Ho visto Luisa e consorte il 26 dicembre e la stessa sera ho conosciuto Martino che è divertente anche nella vita vera,
- Ho fatto cene con le amiche e ho riso molto,
- Sono stata a vedere il musical de La Bella E La Bestia per capodanno,
- Ho conosciuto Laura che è davvero una persona meravigliosa e brillante e ho festeggiato con lei San Silvestro,
- Ho fermato un taxi con un cenno come Carrie Bradshaw e mi sono sentita la reginetta della City,
- Ho assistito ad una proposta di matrimonio molto scenica - molto americana - molto dolce, alla fine del musical, che mi ha fatto prima piangere poi bere dalla disperazione,
- Ho fatto merenda con una collega e mi sono sentita rilassata con una tazza di tè in una mano e i biscotti nell'altra,
- Sono stata con i cuginetti e mi si è scatenato l'istinto materno, nonostante il karaoke di Violetta,
- Ho preso treni e viaggiato in macchina e mi è piaciuto sentirmi in movimento,
- Ho preparato una cena vegetariana con grande successo,
- Ho pianto, ma avrei potuto disperarmi quindi va bene così.
- Ho ricevuto in regalo il montgomery rosso che volevo, anche se fa molto cappuccetto rosso,
- Sono stata a ballare due volte con le mie amiche e mi sono divertita tanto,
- Ho bevuto il Martini di nuovo ed è ancora il mio liquore preferito,
- Ho visto Luisa e consorte il 26 dicembre e la stessa sera ho conosciuto Martino che è divertente anche nella vita vera,
- Ho fatto cene con le amiche e ho riso molto,
- Sono stata a vedere il musical de La Bella E La Bestia per capodanno,
- Ho conosciuto Laura che è davvero una persona meravigliosa e brillante e ho festeggiato con lei San Silvestro,
- Ho fermato un taxi con un cenno come Carrie Bradshaw e mi sono sentita la reginetta della City,
- Ho assistito ad una proposta di matrimonio molto scenica - molto americana - molto dolce, alla fine del musical, che mi ha fatto prima piangere poi bere dalla disperazione,
- Ho fatto merenda con una collega e mi sono sentita rilassata con una tazza di tè in una mano e i biscotti nell'altra,
- Sono stata con i cuginetti e mi si è scatenato l'istinto materno, nonostante il karaoke di Violetta,
- Ho preso treni e viaggiato in macchina e mi è piaciuto sentirmi in movimento,
- Ho preparato una cena vegetariana con grande successo,
- Ho pianto, ma avrei potuto disperarmi quindi va bene così.
Quindi no, queste feste non sono state il colpo di grazia e io continuo con quest'inutile ottimismo.
mercoledì 31 dicembre 2014
Facciamocela (Buon 2015)
Ci siamo: fra una manciata di ore questo orrido 2014 sarà archiviato, finito, concluso, chiuso, dimenticato (magari).
Gli eventi che hanno reso questi 365 giorni così orribili sono miei: sopravvivo nonostante tutto, ma spero che degli anni così a voi non capitino mai.
Poi però ieri alla radio ho sentito che "le grandi cose fanno morire, le piccole sono quelle che fanno vivere" e ho pensato che è vero e che dovevo scriverle qui, quelle piccole cose belle che sono successe in quest'anno, perché sono quelle che mi hanno permesso di sopravvivere.
Le persone che ho incontrato.
Il 2014 è stato un anno che mi ha portato a conoscere gente.
Luisa e Silvia sono gli esempi più lampanti di come conoscere gente sia facile ed emozionante: dall'essere le mie amichette del twitter, sono diventate amiche, persone "vere". Sempre del gruppo dei "virtuali", ho incontrato anche l'ormai celebrità Stazzitta (che è una forza della natura), Martino che parte per l'impero del male e che è un vero signore e fra qualche ora incontrerò Laura, che oltre ad essere molto rosa è zitella come me, ma al contrario è davvero dolcissima.
Il 2014 è stato un anno che mi ha portato a conoscere gente.
Luisa e Silvia sono gli esempi più lampanti di come conoscere gente sia facile ed emozionante: dall'essere le mie amichette del twitter, sono diventate amiche, persone "vere". Sempre del gruppo dei "virtuali", ho incontrato anche l'ormai celebrità Stazzitta (che è una forza della natura), Martino che parte per l'impero del male e che è un vero signore e fra qualche ora incontrerò Laura, che oltre ad essere molto rosa è zitella come me, ma al contrario è davvero dolcissima.
Poi ci sono i "reali", le persone che hanno attaccato bottone con me, quelli che conosci quando sei sbronza e vuoi bene a tutti, i colleghi che li conosci da n anni ma poi scopri che sono diversi e ci sono, in maniera diversa da come immaginavi.
Le persone che ho riscoperto.
Ci sono quelli che credevo di aver perso per la strada, quelli che ci siamo allontanati senza sapere perché, quelli che è passato talmente tanto tempo che non lo so più perché ero arrabbiata.
Molti li ho ritrovati, diversi da come li avevo lasciati ma non poi così tanto.
Ci sono quelli che credevo di aver perso per la strada, quelli che ci siamo allontanati senza sapere perché, quelli che è passato talmente tanto tempo che non lo so più perché ero arrabbiata.
Molti li ho ritrovati, diversi da come li avevo lasciati ma non poi così tanto.
La consapevolezza.
Tutto quello che ho vissuto mi ha fatto capire che ce la posso fare.
Certo, ogni volta che prendo una decisione grande me la faccio sotto e spero di non fare troppe cazzate, ma ora so che ce la posso fare.
Non sono una ragazzina, ma sono ufficialmente una donna anche se mi fa ridere l'idea.
Tutto quello che ho vissuto mi ha fatto capire che ce la posso fare.
Certo, ogni volta che prendo una decisione grande me la faccio sotto e spero di non fare troppe cazzate, ma ora so che ce la posso fare.
Non sono una ragazzina, ma sono ufficialmente una donna anche se mi fa ridere l'idea.
Ecco, con questi pensieri voglio cominciare il 2015, con l'idea che c'è un mondo di persone da conoscere e un'infinita gamma di opzioni fra cui scegliere.
E che posso fare tutto, facendocela sempre.
venerdì 12 dicembre 2014
Dei viaggi
Due post in due giorni.
Non è roba da me, non da me degli ultimi tempi almeno.
Ma il viaggio in treno, il tempo libero, l'ipod che ne sa una più del diavolo e il silenzioso ricordo dell'ultima volta che ho fatto questo stesso viaggio mi rendono prolifica.
Non è roba da me, non da me degli ultimi tempi almeno.
Ma il viaggio in treno, il tempo libero, l'ipod che ne sa una più del diavolo e il silenzioso ricordo dell'ultima volta che ho fatto questo stesso viaggio mi rendono prolifica.
Fuori ci sono paesaggi bellissimi.
Il sole mi sta schiaffeggiando la guancia destra.
Il sole mi sta schiaffeggiando la guancia destra.
Luisa sta correndo su un altro treno.
Silvia ci aspetta in stazione.
Io ascolto Julieta Venegas, Daniele Silvestri, Stromae e Le Luci in un pout-pourri musicale degno di uno schizofrenico.
Silvia ci aspetta in stazione.
Io ascolto Julieta Venegas, Daniele Silvestri, Stromae e Le Luci in un pout-pourri musicale degno di uno schizofrenico.
Lo sciopero fa più paura che danni.
Fuori ci sono paesaggi bellissimi. Il sole comincia ad abbassarsi, ma magari troverò un albergo appena costruito che coprirà il tramonto.
Vorrei dormire un po', ma non vorrei perdere la bella sensazione di euforia misto invincibilità che provo.
lunedì 28 luglio 2014
L'importante è che succeda qualcosa, qualsiasi cosa
Sottotitolo: Del perché mi piacciono Le Luci Della Centrale Elettrica, della gelosia e dei ritorni all'adolescenza.
Vuoi che la mia vita -in questo momento- non va affatto bene, vuoi che tutte le paure e le angosce vissute negli ultimi due mesi stanno presentando il conto e vuoi pure che non c'è nessuno che riesca a ledere minimamente tutte le paure e le angosce di cui sopra, io -come una quindicenne qualunque- mi rifugio nella musica.
E canto.
E canto.
Canto urlando in macchina, anche con i finestrini aperti.
Canticchio sottovoce mentre lavoro.
Cito canzoni quando parlo.
Canto e cerco di trovare un qualcosa che sia un istante di serenità, una speranza per il futuro, in un momento che proprio non va.
Canticchio sottovoce mentre lavoro.
Cito canzoni quando parlo.
Canto e cerco di trovare un qualcosa che sia un istante di serenità, una speranza per il futuro, in un momento che proprio non va.
Gran parte di quello che canto ultimamente è di Vasco Brondi.
Io di musica non ne capisco tanto: mi piaceva Ligabue quando a tutti piaceva Ligabue (Vasco invece per me è sempre stato un ni incerto), metà della musica che ascolto deriva dalle persone che hanno transitato nella mia vita, l'altra metà è induzione radiofonica, poco (pochissimo) è quello che è davvero mio, frutto del mio ascolto e libero da condizionamenti social-sentimentali.
Anche Vasco Brondi non è roba mia.
Lo sarebbe stato se nell'inverno 2011 (credo, forse, non lo so), in una serata a ciabattare con una sigaretta nella mano e un Amaro Del Capo nell'altra, non avessi declinato la proposta di tutti quelli che ho incontrato che mi dicevano "Vieni al concerto de Le Luci Della Centrale Elettrica?".
Lo sarebbe stato se nell'inverno 2011 (credo, forse, non lo so), in una serata a ciabattare con una sigaretta nella mano e un Amaro Del Capo nell'altra, non avessi declinato la proposta di tutti quelli che ho incontrato che mi dicevano "Vieni al concerto de Le Luci Della Centrale Elettrica?".
Preferii rimanere a cazzeggiare come sempre, presumibilmente ero incazzata a morte con qualcuno.
A giugno del 2011, però, non potei evitare: complice un amore appena nato, molti bicchieri di vino e un'ipod nuovo di zecca, le Canzoni Da Spiaggia Deturpata e Per Ora Noi La Chiameremo Felicità entrarono prepotentemente nel mio repertorio.
C'è voluto tempo per ascoltarle davvero. Troppe parole, troppe immagini, molti riferimenti nascosti ed altri palesi ma troppo complicati, nessun (o quasi) ritornello, molte urla, significati da cercare senza essere certi di trovarli. Non capisci gli incubi dei pesci rossi urlava, ma io non capivo nemmeno il resto, all'inizio.
Il silenzio degli anni successivi e l’assenza di un nuovo album, mi ha dato tempo di recuperare, in tanti viaggi in macchina, in ancor più numerosi viaggi in treno, in casa, in momenti in cui volevo pensare e in altri in cui volevo solo urlare.
In questi tre anni L'Amore Ai Tempi Dei Metalmeccanici, Piromani e La Gigantesca Scritta Coop hanno smesso di essere parole sconnesse, tornando ad essere quello che erano in origine: sensazioni e sentimenti di chi ha vent'anni e si trova davanti un mondo molto diverso da quello raccontato.
In questi tre anni L'Amore Ai Tempi Dei Metalmeccanici, Piromani e La Gigantesca Scritta Coop hanno smesso di essere parole sconnesse, tornando ad essere quello che erano in origine: sensazioni e sentimenti di chi ha vent'anni e si trova davanti un mondo molto diverso da quello raccontato.
Quando è uscito Costellazioni, a marzo, sono corsa a comprare il cd per regalarlo alla persona che mi aveva portato in quel mondo. Io avevo la febbre, mi pulsavano le tempie, ma sono rimasta in auto per tanto tempo ad ascoltarlo con lui.
L'ho detto subito "È cambiato, forse cresciuto, forse è diventato pure un po' più ottimista".
Chi era con me ha negato, ma secondo me non aveva capito.
(Aggiungo anche che, visti i miei cambiamenti sentimentali, l'album me lo sono pure comprato online, raggiungendo così quota 2 copie acquistate! *ndV*)
L'ho detto subito "È cambiato, forse cresciuto, forse è diventato pure un po' più ottimista".
Chi era con me ha negato, ma secondo me non aveva capito.
(Aggiungo anche che, visti i miei cambiamenti sentimentali, l'album me lo sono pure comprato online, raggiungendo così quota 2 copie acquistate! *ndV*)
In un'intervista in radio mesi dopo, ho avuto la mia personale conferma: Vasco Brondi non solo rideva, ma addirittura avvallava la mia teoria; i tempi sono cambiati, lui è cambiato, non si è limitato a riprendere da dove aveva lasciato, ma si è deciso a fare tabula rasa e capire dove (e chi) fosse oggi.
Fra i versi, infatti, si trova un respiro diverso: meno urla e più storie, meno rabbia e più speranza, pur senza arrivare a snaturarsi o a scimmiottare altri stili. Chissà, forse si è innamorato, forse la pensa diversamente o forse ha seguito le indicazioni di un responsabile marketing. Non lo sappiamo, ma questo non toglie che i quindici pezzi sono belli, nuovi ed emozionanti.
Venerdì, armata di coraggio e di un pieno di benzina sono stata ad ascoltarlo a 70 km di distanza (parafrasandolo: se ne va in una città a 70 km): è uno scricciolo che salta, che si emoziona, che stona pure, ma che non si ferma e che si diverte.
Le Luci hanno avuto il merito di emozionarmi come non mi succedeva (in un concerto) da tempo, di farmi cantare tutte le canzoni, di farmi peccare di qualunquismo facendo foto con il cellulare, di ridarmi i miei diciotto anni, nonostante che né io -né lui- diciotto anni li abbiamo più da un bel po'.
Le Luci hanno avuto il merito di emozionarmi come non mi succedeva (in un concerto) da tempo, di farmi cantare tutte le canzoni, di farmi peccare di qualunquismo facendo foto con il cellulare, di ridarmi i miei diciotto anni, nonostante che né io -né lui- diciotto anni li abbiamo più da un bel po'.
C'erano tanti ragazzini e tante ragazzine che cantavano, non esagero dicendo che ero fra le più vecchie. Mi ha fatto tenerezza e rabbia insieme vederli tutti lì, perché son felice per voi che suonate, ma io mica sono convinta che tutti quelli che cantavano sapevano di Ghirri, del parco Massari, di Truffaut, di Pasolini, di Pazienza, di Bassani e di Aldrovandi. Poi vabbè, nemmeno io avrei saputo se le cose non fossero andate così, ma ora lo so e son gelosa di tutti quelli che si arrogano il diritto di cantare senza sapere.
Non è un post di critica musicale (non saprei nemmeno farlo), ma è solo un modo per raccontare, per fermare tutto il fiume in piena di parole, di luci, di suoni e di foga che mi ha investito e che mi porta a sentirmi tra Ferrara e la Luna.
E che è bello vedere che si può crescere e prendere pieghe diverse, ma comunque bellissime.
lunedì 19 maggio 2014
Dei week end, delle Deejay Ten e delle amiche
Viaggio in treno,come sospesa.
La gola secca, la musica triste nell'ipod (che per la prima volta nella mia vita ho comprato regolarmente) e la certezza che, a volte, basta poco per sorridere.
Le gambe pesanti, le ballerine che fanno male ai piedi e il sacco della deejay ten sulle ginocchia.
Lo smalto rosso un po' sbeccato, il trucco che ha ceduto e una polaroid in cui sorrido e che rappresenta il meraviglioso mood "under the sun" che troppo spesso dimentico.
La maglietta "Run Like A Deejay", sgualcita, da portare in palestra con fierezza, come una che l'ha fatta e pure bene, che tanto mica dice che ho partecipato alla "Deejay Five" con due banane nella borsa (se non la capite, dovete assolutamente ascoltare il Trio Medusa, di prima mattina) e che in mezzo facevamo le foto sceme alle vetrine dei negozi.
I pranzi al mercato, il vino, i dolci buonissimi, lo shopping che rimanga come ricordo, il panino con il lampredotto, le figure di merda, Samantha Jones e le altre ragazze di Sex And The City che ci regalano spunti di conversazione come se piovesse e l'insana passione per Lorelai e Rory Gilmore che cerco di attaccare a chiunque mi graviti intorno (anche a chi tifava per un'ecatombe nucleare su Stars Hollow).
Scrivo post sul cellulare, per fermare emozioni e belle sensazioni, che edito la mattina dopo e che sanno di buono e di vissuto.
lunedì 9 settembre 2013
Pechino Express, stavolta si va a Bangkok (HELP WE!)
In televisione (e nel mio cervello) autunno is the new capodanno, si sa.
L’anno scorso, di questi tempi, si palesò sui rai2 il miglior programma dell’anno (The Voice, scansati!): Pechino Express; dieci coppie (più o meno famose), partivano da Haridwar e dovevano percorrere 10.000 km in autostop attraversando India, Nepal e Cina fino ad arrivare a Pechino, con un euro al giorno per mangiare.
Il programma, partito in sordina e cresciuto di puntata in puntata, è semplicissimo ma mai noioso ed estremamente godibile: al grido di Please! Please Please! Can you help?, abbiamo visto la magnifica Simona Izzo ottenere ospitalità in albergo facendo leva su i’m a ex big star television, le veline chiedere left, right or dritto? e Costantino Della Gherardesca e Barù prendere la scabbia dopo una notte all’addiaccio (leggi: un lavoro di casting esemplare!).
Definito erroneamente “reality”, si tratta in realtà di un gioco: già registrato, è tutto montato ad arte (veloce, ironico, zero simposi sul niente), privo di studio televisivo, completamente on the road e non s'indugia su momenti inutili solo per riempire le due ore di puntata.
L’anno scorso, oltre ad essere una novità, Pechino Express aveva un grosso handicap aggiuntivo: Emanuele Filiberto di Savoia come conduttore. Che poi non se l’è cavata nemmeno male, ma non ha certo stimolato i diffidenti alla visione (reality? Emanuele Filiberto? NO GRAZIE!).
Ebbene, ieri 8 settembre (settant’anni dopo l’armistizio. Che non sia un caso?) siamo partiti con la nuova edizione di Pechino Express: le otto coppie raggiungeranno Bangkok, partendo da Hanoi, passando per Vietnam, Cambogia, Laos e Thailandia.
Salta subito all’occhio colei che sarà la regina del live tweeting serale: la Marchesa, meravigliosa donna di decaduta nobiltà con le perle al collo, che abbiamo visto prima credere che ci sarebbe stato un autista ad accompagnarla, poi con fare autostop con i guanti bianchi, poi cadere in acqua ed essere derubata da una pescivendola vietnamita, infine chiedere ospitalità in albergo (Simona Izzo docet!) offrendo in cambio, la possibilità di mettere una targa “la Marchesa D’Aragona ha dormito qui”. Il tutto parlando quasi esclusivamente italiano (e comunque
mai inglese, in pieno rispetto delle tradizioni), riuscendo ad essere (quasi) sempre compresa. Ovviamente già l’adoriamo tutti: lei, il suo “TRIPLO ORROOOREEE!” e il maggiordomo Gregory con cui fa coppia.
Ad incalzare il regno della Marchesa c’è un’altra donna matura Corinne (S)Clèry in coppia con toy boy di 28 anni più giovane (gerontofilia über alles!) che si becca ben due schiaffi e la minaccia delle minacce del “se lo rifai ti mando in Italia”, come un figlio qualsiasi. In pratica, un ufficiale nazista (visto che è comunque l’8 settembre!) travestito da protagonista delle commedie sexy degli anni settanta. Inutile specificare che è il faro nella notte di tutte noi donne zerbino.
Sempre del filone vecchie glorie, c’è Massimo Ciavarro (con il figlio), l’uomo che vive di rendita per aver girato due (Sapore di mare 2 e Grandi magazzini) dei cinque film che riempiono i palinsesti serali estivi, uno degli amanti immaginari delle nostre mamme, insomma la preview di come finirà Gabriel Garko fra vent’anni. Comunque i due, pur cavandosela nel ruolo di pescivendoli, non mi convincono troppo, anche se la faccia da tonto del figlio può riservarci grandi sorprese al livello del Help We! delle indimenticabili Veline del’anno scorso. Non deluderci, Ciavarrino!
Olimpionici (Rosolino, Sensini), Modelle (fighe ma sconosciute), Attori (Alice e Rudy de I Cesaroni, che poi son pure fidanzati, ma i fidanzati c’eran già quindi vabbè, chiamiamoli “attori”!) e Amici (un campione di arti marziali e l’amico, che si fanno coraggio per mangiare la cena vietnamita con un Se sei 'n omo t'ooh magni) non brillano come dovrebbero, ma noi non disperiamo: Bangkok è ancora lontana e noi confidiamo sull’effetto stanchezza.
Inutili (ma rappresentativi che in effetti la laurea non vale proprio gnente!) i Laureati: in difficoltà a fare i conti, in difficoltà a cercare passaggi, in difficoltà a fare tutto sono stati graziati dall’eliminazione, anche se forse non ne avremmo sentito la mancanza. Magari si riscattano, anche se io non ci scommetterei un guanto di pizzo della Marchesa.
E stasera, dopo questa puntata introduttiva (e senza eliminazioni) si bissa, quindi –pena essere derubati come la Marchesa- alle nove tutti pronti a fare del sano livetweeting, che mica vogliamo abbandonare Costantino così, no? #prayforpechinoexpress, SEMPRE.
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