mercoledì 9 settembre 2015
Dei ripassi per New York
Che sono felice ed emozionata come una bambina la notte della vigilia di Natale l'ho già detto? E che conto le ore? E che non faccio altro che pensare a "quando sarò a New York farò/vedrò/visiterò/guarderò/fotograferò..."?
Insomma, sto in fissa come una sedicenne alla prima vacanza da sola con le amiche al campeggio "Le Rocchette" di Castiglione Della Pescaia (true story, ndV).
Per sbrogliare quest'ansia mista eccitazione, ho deciso di ripassare un po' le mie basi cognitive sulla Grande Mela: ecco tutto quello che sto rileggendo, rivedendo e riascoltando e che mi ha fatto amare follemente quell'isoletta affacciata sull'Hudson.
LIBRI:
Colazione da Tiffany (Truman Capote)
*Abitavo nella casa da circa una settimana quando notai che la casella dell'appartamento numero due era contrassegnata da un bigliettino perlomeno strano. Stampato con una certa eleganza formale, il biglietto diceva: Signorina Holiday Golightly, e sotto, in un angolo: in transito*
Toglietevi dalla testa Audrey e la Holly edulcorata del film, sto parlando di un capolavoro (a mio personale avviso) della letteratura americana del Novecento.
La "Colazione da Tiffany" degna di nota, ci presenta una Holly Golightly cinica e matta come un cavallo ma nonostante ciò adorabile. Ed è lei che ci porta da Tiffany, un posto che la fa sentire al sicuro da ogni sua paturnia, e che ci porta in quel delizioso ma caotico appartamento nell'Upper East Side. Ed è sempre lei che abbandona il suo gatto ad Harlem, senza però quel finale stucchevole della pellicola.
La sua New York, seppur nello splendore degli anni 50, ha molto della cupezza attuale.
Belli e dannati (Francis Scott Fitzgerald)
*Non faccio niente, perché non c'è niente che valga la pena di essere fatto.*
Il miglior romanzo dell'autore, migliore perfino del "Grande Gatsby" (sono opinioni insindacabili, ndV). Anthony e Gloria, nel loro essere squattrinati e bellissimi, nel loro amore fatto di alcol e violenza, ci trascinano nella splendida New York degli anni trenta, prima della guerra.
Non si può leggere Fitzgerald e non sognare di essere per quelle strade caotiche con lui, di non cenare insieme al 21 oppure non invidiare terribilmente il suo folle amore con Zelda (lasciamo poi perdere come è finita, ndV).
La New York di quelle pagine è forse la mia preferita, luccicante ma marcia, splendida e decadente, un ossimoro fatto di strade e palazzi.
American Psycho (Breat Easton Ellis)
*Non sono tempi per gli innocenti, questi.*
Gli yuppies, gli anni 80, le spalline imbottite, la cocaina, i locali migliori, Saks, l'alcol, Hell's Kitchen, il Dorsia: tutto questo trasuda dalle pagine di Easton Ellis. Il resto è la nota violenza e la tortura a cui sottopone ogni notte le sue vittime Patrick Bateman, il protagonista del romanzo.
Ho odiato -talvolta- quelle pagine, per la violenza cruda e gratuita, ma ho anche amato quella città fatta che rappresenta la quintessenza del sogno del secolo scorso, quello stile che ha fatto di noi nati negli anni 80 vittime di un sogno irrealizzabile.
Piccole donne crescono (Louisa May Alcott)
*Un anno di vita è sempre qualcosa di compiuto. Accadono spesso fatti negativi che mai si ripeteranno uguali.*
C'entra poco, lo so, ma avete presente il titolo del blog? Ecco, appunto.
Comunque Jo va a New York dopo aver litigato con Laurie ed è proprio là che conosce il professor Baehr. E nasce qualcosa fra loro, oltre che per le evidenti affinità artistiche, proprio per il brulicare delle strade di Manhattan.
E quando lui la porta a Broadway, a teatro?
Ecco, pensiamo davvero di poter passeggiare per Manhattan senza dedicare nemmeno un piccolo pensiero alla più amata delle sorelle March?
No, infatti.
FILM:
Il diavolo veste Prada
*Oh, non essere ridicola, Andrea! Tutti vogliono questa vita. Tutti vogliono essere noi*
Okay, è un film per donnette con il mito dell'alta moda, lo so. Ma non si può, non amare New York guardandolo! Sì, okay, i vestiti bellissimi, Miranda Prisley, Andy, il fidanzato fighissimo, le copie mai scritte di Harry Potter e tutte le Emily del mondo, ma vogliamo parlare della città sbrilluccicante e glamour?
E dei locali dove gli amici vanno a bere insieme? E della mostra organizzata dall'amica di Andy? E della casa di Miranda?
É perfetta, perchè non risulta nè pacchiana, nè esagerata, pur nel pressante sottofondo del cellulare che squilla.
C'è post@ per te
*Volevo tanto che fossi tu!*
AH! Una delle migliori commedie romantiche di sempre: Lui e Lei che si conoscono in chat e si adorano ma si odiano nella vita vera, fintanto che poi s'innamorano davvero.
Tutt'intorno New York: nei graziosi angoli dell'Upper West Side, nei cafè che sembrano quasi francesi, nelle bancarelle colorate, negli appartamenti che più newyorkesi non si può.
Possiamo davvero pensare di trovare una libreria a Manhattan e non sentirci un po' vittime del destino anche noi, romantiche ed ingenue come mai penseresti di una delle più grandi metropoli del mondo? No, appunto.
Wall Street
*Non sarai tanto ingenuo da credere che viviamo in una democrazia, vero Buddy? È il libero mercato!*
C'è questa storia della mia presunta laurea in scienze economiche ed aziendali (risate registrate), che mi ha portato a guardare il mondo della finanza americana con più curiosità che disgusto.
Wall Street ha fatto il suo corso: mi (ci) ha mostrato gli squali, gli yuppies, i colletti bianchi e i grandi investimenti, nel quartiere finanziario più famoso del mondo.
Quando si va a New York non si può prescindere da una capatina nel regno dei WASP, davanti al New York Stock Exchange, fosse solo per vedere se è ancora tutto uguale a come lo raccontava Gekko.
SERIE TV:
Sex and The City
*In questa città l'unica cosa peggiore di essere una trentenne single è essere una ventenne single.*
Ogni spiegazione è inutile: la City è la quinta ragazza, lo sanno tutti.
Bella, glamour, accogliente, romantica, spumeggiante è la perfetta spalla di Carrie, tant'è che lei decide di avere una relazione con la Città, ad un certo punto.
E vogliamo parlare di quando Carrie saluta Big, e Manhattan indossa tutti i più bei colori dell'autunno? E i pranzi a Central Park? E il matrimonio di Miranda e Steve nel giardino?
Niente da aggiungere, una delle New York migliori di sempre.
La Tata
*Mi chiamo Francesca e non sono sposata!*
Sì, okay era girata in studio, era un sitcom con quattro inquadrature fisse per gli esterni e di New York si vedeva praticamente nulla.
Ma si respirava. Perchè si producevano i musical di Broadway in quella casa, perchè zia Assunta stava nel Queens e si vedeva, perchè c'erano storie folli tipiche solo di Manhattan, perchè Francesca citava i posti più improbabili di continuo.
E poi, vabbè, perchè la Tata era una di noi, ora lo so.
Gossip Girl
*Sta a sentire, Socrate: quello a cui abbiamo diritto è un fondo fiduciario, forse una casa agli Hamptons o una bella malattia, ma la felicità non sembra essere contemplata.*
Upper East Side ed Upper West Side: la differenza ce l'ha insegnata la voce fuori campo di Gossip Girl.
E poi abbiamo imparato che ci si ritrova davanti al MET, che si gira in limousine, che le feste si organizzano al Plaza, che la settimana della moda è un evento imprescindibile e che si fa jogging a Central Park.
E che la vita fa schifo anche per quelli che sono ricchi e bellissimi.
Ma la loro Big Apple è bella, molto nuovo millennio (al contrario di SATC, ad esempio), molto decadente ma ancora affermata. E poi ci regala il lieto fine, e noi siamo vittime di storie a lieto fine!
CANZONI:
Take a Walk in the Wild Side (Lou Reed)
*New York city is the place where they said: Hey babe, take a walk on the wild side*
Il Village, gli anni Settanta, la Factory, l'eroina, l'arte, Sunday Morning, Andy Warrhol, Twiggy, il mondo che cambia e non torna indietro.
Cazzo, c'è così tanta New York in questo pezzo, così tanta storia contemporanea, così tante immagini diventate iconiche!
Nulla, questa è da ascoltare quando si cammina a Soho o al Village o a Chelsea, come tributo in movimento a tutto quello che deriva da quelle stesse strade e a tutta quell'arte che ha mutato tutto.
Con un deca (883)
*Resta la soluzione divi del rock, molliamo tutto e ce ne andiamo a New York*
Erano i primi anni novanta, io ero una bambina e gli 883 li ascoltavo anche se non capivo un granchè.
Ma che Max Pezzali avesse la fissa degli Stati Uniti, l'avevo capito pure io.
Ecco io 'sta canzone la canto da quando ho comprato il biglietto aereo: ogni volta che mi prende lo scazzo o la tristezza, me la canticchio e ritrovo un attimo di stabilità.
Sì Max, molliamo tutto e andiamocene!
Hey There Delilah (Plain White)
*Yes, you do Times Square can't shine as bright as you I swear, it's true*
Pezzo che adoro, nonostante la banalità.
Cita Times Square, all'inizio, e allora io me la immagino sempre questa ragazzina che brilla più di tutte le luci del mondo e lui che è così innamorato da doverglielo cantare.
Giuro che la metto nell'ipod, prima di partire, per poterla canticchiare sotto le stesse luci.
É la mia New York romantica, quella che forse si vede meno ma si può sentire comunque.
New York City Boy (Pet Shop Boys)
*You're a New York City boy So young, so run into New York City*
Lo so, è una canzone di merda, ma io ricordo che l'ascoltavo sempre, subito dopo esserci stata con i miei.
Quindi per me è una New York molto spensierata, un New York che va a ballare e vive (cosa che vorrei fare, andare a ballare là, sotto lo sguardo vigile del Top Of The Rock e dell'Empire).
Non dice un granchè, lo so da sola, ma a me piace davvero nel suo essere assolutamente frivola, perchè non è che sia sempre tutto tragedia e melodramma.
Secondo me va ascoltata ad Hell's Kitchen, non so perchè ma m'ispira così.
...Insomma, qui di materiale da studiare, ce n'è veramente tanto!
lunedì 9 settembre 2013
Pechino Express, stavolta si va a Bangkok (HELP WE!)
L’anno scorso, di questi tempi, si palesò sui rai2 il miglior programma dell’anno (The Voice, scansati!): Pechino Express; dieci coppie (più o meno famose), partivano da Haridwar e dovevano percorrere 10.000 km in autostop attraversando India, Nepal e Cina fino ad arrivare a Pechino, con un euro al giorno per mangiare.
Il programma, partito in sordina e cresciuto di puntata in puntata, è semplicissimo ma mai noioso ed estremamente godibile: al grido di Please! Please Please! Can you help?, abbiamo visto la magnifica Simona Izzo ottenere ospitalità in albergo facendo leva su i’m a ex big star television, le veline chiedere left, right or dritto? e Costantino Della Gherardesca e Barù prendere la scabbia dopo una notte all’addiaccio (leggi: un lavoro di casting esemplare!).
Definito erroneamente “reality”, si tratta in realtà di un gioco: già registrato, è tutto montato ad arte (veloce, ironico, zero simposi sul niente), privo di studio televisivo, completamente on the road e non s'indugia su momenti inutili solo per riempire le due ore di puntata.
L’anno scorso, oltre ad essere una novità, Pechino Express aveva un grosso handicap aggiuntivo: Emanuele Filiberto di Savoia come conduttore. Che poi non se l’è cavata nemmeno male, ma non ha certo stimolato i diffidenti alla visione (reality? Emanuele Filiberto? NO GRAZIE!).
Ebbene, ieri 8 settembre (settant’anni dopo l’armistizio. Che non sia un caso?) siamo partiti con la nuova edizione di Pechino Express: le otto coppie raggiungeranno Bangkok, partendo da Hanoi, passando per Vietnam, Cambogia, Laos e Thailandia.
Salta subito all’occhio colei che sarà la regina del live tweeting serale: la Marchesa, meravigliosa donna di decaduta nobiltà con le perle al collo, che abbiamo visto prima credere che ci sarebbe stato un autista ad accompagnarla, poi con fare autostop con i guanti bianchi, poi cadere in acqua ed essere derubata da una pescivendola vietnamita, infine chiedere ospitalità in albergo (Simona Izzo docet!) offrendo in cambio, la possibilità di mettere una targa “la Marchesa D’Aragona ha dormito qui”. Il tutto parlando quasi esclusivamente italiano (e comunque
mai inglese, in pieno rispetto delle tradizioni), riuscendo ad essere (quasi) sempre compresa. Ovviamente già l’adoriamo tutti: lei, il suo “TRIPLO ORROOOREEE!” e il maggiordomo Gregory con cui fa coppia.
Ad incalzare il regno della Marchesa c’è un’altra donna matura Corinne (S)Clèry in coppia con toy boy di 28 anni più giovane (gerontofilia über alles!) che si becca ben due schiaffi e la minaccia delle minacce del “se lo rifai ti mando in Italia”, come un figlio qualsiasi. In pratica, un ufficiale nazista (visto che è comunque l’8 settembre!) travestito da protagonista delle commedie sexy degli anni settanta. Inutile specificare che è il faro nella notte di tutte noi donne zerbino.
Sempre del filone vecchie glorie, c’è Massimo Ciavarro (con il figlio), l’uomo che vive di rendita per aver girato due (Sapore di mare 2 e Grandi magazzini) dei cinque film che riempiono i palinsesti serali estivi, uno degli amanti immaginari delle nostre mamme, insomma la preview di come finirà Gabriel Garko fra vent’anni. Comunque i due, pur cavandosela nel ruolo di pescivendoli, non mi convincono troppo, anche se la faccia da tonto del figlio può riservarci grandi sorprese al livello del Help We! delle indimenticabili Veline del’anno scorso. Non deluderci, Ciavarrino!
Olimpionici (Rosolino, Sensini), Modelle (fighe ma sconosciute), Attori (Alice e Rudy de I Cesaroni, che poi son pure fidanzati, ma i fidanzati c’eran già quindi vabbè, chiamiamoli “attori”!) e Amici (un campione di arti marziali e l’amico, che si fanno coraggio per mangiare la cena vietnamita con un Se sei 'n omo t'ooh magni) non brillano come dovrebbero, ma noi non disperiamo: Bangkok è ancora lontana e noi confidiamo sull’effetto stanchezza.
Inutili (ma rappresentativi che in effetti la laurea non vale proprio gnente!) i Laureati: in difficoltà a fare i conti, in difficoltà a cercare passaggi, in difficoltà a fare tutto sono stati graziati dall’eliminazione, anche se forse non ne avremmo sentito la mancanza. Magari si riscattano, anche se io non ci scommetterei un guanto di pizzo della Marchesa.
E stasera, dopo questa puntata introduttiva (e senza eliminazioni) si bissa, quindi –pena essere derubati come la Marchesa- alle nove tutti pronti a fare del sano livetweeting, che mica vogliamo abbandonare Costantino così, no? #prayforpechinoexpress, SEMPRE.
martedì 20 agosto 2013
Ogni riccio un capriccio
lunedì 1 ottobre 2012
Dell'anatomia di Grey
Penso a questo post da venerdì, poi il week end, le amiche, l'alcool, le amiche, l'alcool, le notti in casa di Azzurro, l'alcool, la partita, l'alcool e tutte le menate accidentali del caso, l'hanno rallentato.
(Se non si fosse capito, ho bevuto parecchio questo fine settimana. Non siamo ai livelli di giugno 2011, ma c'è del margine)
Dicevamo il post.
Io amo le serie drama, che si dice che il primo amore non si scorda mai e il mio primo amore si chiamava Dawson (ne parlo qui e qui) ed era la fiera della sega mentale e, oggi come allora, a me mi piacciono le seghe mentali e ancor di più le serie che te le fanno fare.
Ecco perchè ho amato più che un familiare, Lost (Charlie, io non ti ho dimenticato! It's not Penny Boat!), perchè io mi ci facevo delle ricche pippe su tutti quei numeri che alla fine della fiera non volevano dire nulla.
E anche perchè ho voluto tanto bene a Sex and the City, perchè (oltre ai vestiti che non potrò avere mai) mi son fumata una stecca di sigarette sulle domande di Carrie, quelle che scriveva nel mac in camicia e mutande, come una vera figa.
E, in mezzo a tutto ciò, c'è scappato pure l'amore per il medical drama, al secolo Grey's Anatomy.
Ho iniziato a guardarlo con mia nonna, che non capiva molto il concetto di finzione tant'è che spesso mi chiedeva "ma com'è che questi son dottori e tutti li trattano così male?", ma le piacevano i programmi dove c'erano giovani con il camice bianco.
E poi, a forza di essere il mio appuntamento fisso del mercoledì, negli anni domini 2005-06 (vita sociale, ciao!), mi sono appassionata tanto.
In pratica, da otto anni, seguo le vicende di questi specializzandi come seguo quelle della gente che conosco. La trama è molto semplice: ci sono cinque specializzandi fighi che lavorano con altrettanti strutturati fighi e lavorano all togheter now all'ospedale di Seattle (se mi succede qualcosa, portatemi là!) e, ogni dieci minuti circa, s'infilano negli sgabuzzini e ci danno giù come dei ricci. E, alla fine di ogni puntata, Meredith (la protagonista) ci fa la morale del giorno, per chi non avesse colto il sottostesto dell'episodio stesso (tali morali si trovano negli status di Facebook dei bimbiminkia, come delle verità assolute, ndV)
Ovviamente fra un coito e l'altro, si presentano i casi più improbabili, che però restano sempre di sfondo, se si escludono Denny (che si bomba Izzie -sempre nello sgabuzzino- e che muore, lasciandole in eredità otto milioni di dollari. Lei si fa pure la sega mentale di non prenderli, come se fosse verosimile!), Ava la sfigurata (che perde la faccia nel senso letterale del temine, gliela ricostruiscono, si fa Alex e poi impazzisce) e pochi altri che manco mi ricordo.
Ciò che però ci (mi) ha tenuti attaccati alla TV per otto anni, oltre al (tanto) sesso nello stanzino, è stata l'orrenda serie di sfighe che hanno costellato la vita dei protagonisti: gente che muore, gente a cui viene sparato, gente a cui viene trovato un tumore del IV stadio con metastasi che poi guarisce, gente che si sposa e dopo tre giorni si ritrova vedova, gente che va in coma, gente che tenta di strangolarti nel sonno post coito, gente che se ne va, gente che deve operare uno che ha una bomba nello stomaco... e si potrebbe continuare ad libitum.
Ad ogni serie, nel momento di massima tensione, ti ritrovi sempre a pensare che la fantasia di Shonda Rhimes (l'ideatrice) non abbia confini: improbabilità e poca veridicità vanno a braccetto più uniti che in un film Disney. Poi pensavi anche che comunque dovesse darsi una regolata, che quei dieci protagonisti avevano più morti intorno, che quelli di Walking Dead.
E invece, la serie successiva, andava sempre peggio.
Talmente peggio che, alla fine dell'ottava serie, i nostri eroi si ritrovano in un aereo che cade in un bosco sperduto, in un angolo degli Stati Uniti sconosciuto alle moderne mappe (ciao passeggeri del volo Oceanic 815!). Ovviamente i miei dottorini scoperecci sono: feriti, sperduti, al buio e al freddo, si sono autoeseguiti delle operazioni chirurgiche con giunchi muschi e licheni, e con una sorella morta da seppellire (ciao Lexie ciao!). La Shonda chiude così la puntata (e la serie), lasciando noi spettatori interdetti e con il pensiero che il colpo di scena teatrale alla fine di ogni stagione, c'ha rotto i coglioni.
Comunque, già questa puntata mi sembrava oggettivamente troppo.
Solo perchè non avevo visto la puntata 9x01 (in streaming, in lingua originale con i sottotitoli in italiano).
Si può peggiorare, questa ne è la riprova evidente.
In breve, preparatevi al peggio (senza sperare nel meglio), perchè tutto può succedere!
Amiche dall'ormone facile, preparatevi a salutare il Dr. Bollore, in uno di quei modi che più infimi non si può, di quelli volti solo a farvi piangere, pensando che avete perso la vostra occasione, perchè lui a voi nello sgabuzzino del peccato non vi ci ha mai portato (e a quella buzzicona di Calliope Torres, sì). E mentre trapassa, lo vedrete ridere e scherzare, mentre voi (io) non riuscirete a trattenere la lacrimuccia di commozione.
Preparatevi anche a vedere una Meredith strutturata lontana millenni dal personaggio dell'inizio, che va bene l'evoluzione ma qui abbiamo proprio due persone diverse. Che a me stava sul cazzo la gnègnè dell'inizio, figuriamoci la FigaDiGhiaccio odierna.
Poi non aspettatevi il cordoglio per Lexie, che non se la caga nessuno, che tanto con quell'aria da perfettina stava sul cazzo ai più e poco importa che sia la sorella della protagonista, è morta e basta e vale la regola del "non nominare il nome di Lexie invano".
Sappiate che il nostro Dr. Stranamore, invece, non riesce più ad operare dopo l'auto-intervento nel bosco, esguito con i legnetti e l'acqua ossigenata (Mc Gyver ci fa una pippa, a noi del Seattle Grey!). Quindi lo vedremo girare in ospedale afflitto e nervoso, mentre prende a calci il carrello delle infermiere, ma soprattutto mentre saluta l'amico che se ne va.
Infine siate pronti a vedere Arizona Robbins senza gambe , da metà coscia in giù. Avrà anche la moglie the-best-of of-the-world-miglior-ortopedica, ma lei stessa dovrà amputarle entambe e assumere al suo posto il peggior pediatra del mondo, uno che sembra uscito dal set di Hostel, quanto ad umanità. Inutile specificare che Arizona s'è parecchio incattivita, forse perchè ha anche riflettuto sul suo nome (un po' come se il vostro vecchio pediatra si fosse chiamato Molise, ndV).
Insomma, la Shonda ha deciso che tutto è possibile: basta lavorare al Seattle Grace Mercy West Hospital, perchè la tua vita si governata dal fato in maniera maligna, che Leopardi ti fa una sega.
Il tutto in soli 45 minuti a puntata.
Dopo tutto ciò, personalmente, credo che la mia avventura con Grey's Anatomy finisca qui, prima di vedere la fantascienza con cui cercheranno di mettere le cose a posto (che tanto si sa che -alla fine- deve finire tutto bene) e l'incoerenza generale che ci aspetta.
Le uniche speranze per proseguire la visione, sarebbere riposte su Avery, che però non ha la stoffa del maestro Sloan e mi sembra troppa carne sprecata, anche perchè si perde con l'inutile rossa April.
Quindi sì, mi sento di dire che, dopo otto anni, io sarei per abbandonare tutti (salvo tornare per l'ultima puntata, che il finalone non si nega a nessuno) al loro destino di sfighe cosmiche.
E poi, diciamocelo chiaramente: senza Mark Sloan, che senso ha quello sgabuzzino e tutto quel sesso?
martedì 25 settembre 2012
Dell'inutilità
E' da oggi che ci penso, ispirata da Flavia Vento, dal mio nuovo amore per Pechino Express, dal felice acquisto dei Magic Leverage (se poi funzionano e non mi fanno sembrare una cugina di Shirley Temple, ci faccio un tutorial) e dalla mia nostalgia per il mio primo amore (Marc Lenders, che se la giocava con Mirco dei BeeHive), ma nulla non se ne tira fuori nulla.
E' tutta colpa di Twitter che si prende il meglio (leggi: peggio) delle mie esternazioni, i miei commenti
caustici e le mie perplessità giornaliere in soli 140 caratteri.
E allora il cursore di blogger che lampeggia mi fa sentire traditrice, mi mette quasi in imbarazzo, mi prosciuga la vena poetica e mi vien voglia di cancellare, spegnere il mac di Azzurro e rimandare.
Poi ci si mette anche il turno infrasettimanale di campionato a complicare tutto.
Che poi a me del calcio non me n'è mai fregato una benemerita.
Però stateci voi in mezzo fra uno juventino convinto (scrivi juventino e leggi mio fratello) e uno sfegatato fiorentino (se cercate tifoso viola, nel vocabolario illustrato, troverete una foto di Azzurro) e poi ditemi come la vivete la partita di oggi. Fate finte di niente, se vi riesce.
Fingete, rinnegando le vostre origini bianco nere oppure parteggiando per l'unica squadra regionale degna di nota.
E provate, fra le urla dell'allenatore di seconda di Montella (sempre Azzurro) e fra le bestemmie colorite del fratello, ad estraniarvi e a mettervi tranquilli a scrivere un qualcosa di vagamente interessante.
E se -malauguratamente- alzerete gli occhi, sarete inondati da commenti sugli errori arbitrali e polemiche sterili che vi annulleranno i pensieri, resettando il vostro cervello, tipo Win98.
In mezzo a tutto questo, voi scrivetelo un post.
Quindi non è colpa mia.
Ma m'impegno a ritrovare l'ispirazione.
Alle brutte, recensisco i bigodini nuovi di zecca.
martedì 31 luglio 2012
Dei ritorni
Ma soprattutto sono iniziate le Olimpiadi.
Ovviamente, come ogni donna senza muscolatura che si rispetti (quale sono), mi appassiono a qualunque sport: dall’atletica al nuoto, dal badminton al tiro con l’arco fino al dressage. Tutto questo in attesa che le bocce diventino disciplina olimpica, in modo da vere delle chance di potervi partecipare, un giorno.
Insomma, è la festa di ogni medaglia d’oro di zapping.
Non è, ahimè, la festa del buongusto. È bastato vedere l’inaugurazione, per rendersi conto che sono poche le nazioni che sanno vestire in maniera DIGNITOSA i propri atleti e non sto parlando di Paesi sconosciuti (tipo: chi sa dov’è il Belize, alzi la mano!) o di chi sfila in abiti tradizionali (come l’India). No, di gente cosiddetta civilizzata. Ecco, parliamone un attimo.

Regno Unito
Cominciano dai padroni di casa, quelli che hanno speso l'equivalente del notro PIL per la cerimonia di apertura e poi si sono presentati vestiti con il domopack e i bermuda. Roba da far rabbrividire persino nell'edizione Seul 1988 (quella di Mila, sì).
USA
Ed ecco i loro cugini d'oltre oceano, che non pensavano che la cerimonia d'inaugurazione fosse una roba ufficiale e quindi hanno deciso di travestirsi. E infatti, eccoli mascherati da personale di bordo della Delta Airlines. Le uscite di sicurezza sono qui, qui e qui.
Olanda
Gli amici del paese delle biciclette, avendo perduto i baggli in aeroporto, hanno svaligiato i gabbiottini dell'ANAS e se la sono inventata così. O almeno è l'unica spiegazione possibile. D'altronde: orange is the new black.

Qui invece abbiamo le suore laiche danesi. Belle figliole, per l'amor del cielo, ma a confronto, Maria di Tutti Insieme Appassionatamente, sembrava la gemella di Mary Quant. Per il 2016 ci aspettiamo una bella tunica, stile Druido.
Finlandia
Restiamo a nord: ecco le amiche della Finlandia. Al contrario delle danesi, non si sono riguardate sull'orlo della gonna (e dato l'alfiere, direi che hanno fatto pure bene!), peccato per il giubbino mimetico-urbano. Fa molto Spice Girls, prima maniera, o rumeno 2.0. Ancora qualche anno e sarà avanguardia.
Grecia
Ecco i nostri amici, compagni di prossime sventure economiche, i greci. Data la crisi, hanno pensato bene di riutilizzare completi vecchi di un ventennio, cupi e tristi, che sembrano pronti per un funerale. Insomma, l'austerity, mica seghe.

Repubblica Ceca
Gli amici della Repubblica Ceca, detti i simpatici umoristi, sono gente che va nel paese più piovoso dell'emisfero e si presenta, a mo' di sfottò, con stivali di gomma e ombrello. Se venivano in Italia, probabilmente venivano con mitra e coppola. Simpatici come un calcio nei denti.

Svezia
Medaglia di bronzo per gli amici della Svezia, usciti direttamente da un puntata di College, con la felpa a righe orizzontali che fa così tanto anni 80, che di più non si può. Capisco che non abbiate Armani in patria, ma si poteva far di meglio invece che cercare le magliettine a 3,99 euri di H&M, ecco.
Germania
Secondo posto per i padroni dell'economia europea, i tedeschi. Come me, anche loro sono nostalgici di Kiss Me Licia e quindi hanno deciso di emulare il grembiulino di Andrea (il fratellino di Mirko) e Elisa (la sua fidanzatina). Più kitch di così, non si poteva.
Spagna
Medaglia d'oro, senza dubbio, alla patria delle vacanze italiane: la Spagna (olè!). Non so se era possibile fare peggio, ma credo sinceramente di no. Da notare la fantasia delle donne e la sobria borsa delle atlete. Praticamente sia autoperculano. Ma Zara, la madrina di tutte le wannabe-fashion blogger, in quanto iberica, non poteva dare una mano?
Insomma, oggi abbiamo cpaito che medagliere+stile non è binomio facile. Ecco perchè noi abbiamo la divisa più figa!
martedì 3 luglio 2012
Dell'insenatura di Dawson
Ci sono cose che fanno parte di me e che mi appartengono, che anche se sono cresciuta o cambiata, restano lì sempre uguali.
Questo, però, non è sempre un bene.
Si dice che bisognerebbe maturare, progredire. Joey addirittura lo urlava a Dawson, all’alba della prima serie (correva l’anno 1998, per la cronaca) quando lui non la capiva.
Ecco, io sono come Dawson: ancorata alla mia manciata di certezze, terrorizzata dai cambiamenti, in modo molto infantile. Tant’è che io nel triangolo che ci (mi) tenne incollata alla TV nei pomeriggi di Italia1, io parteggiavo dichiaratamente per lui. Perché lui è il mio alter ego.
Non in tutto certo, stiamo sempre parlando di un cazzone dalla fronte più alta del Nord America, di un trentenne che ci volevano far passare per quindicenne solo mettendogli addosso qualche camicia a quadri, di uno che le donne non le ha mai capite.
E che Dawson non capisse una benemerita, si dimostra fin dalle prime puntate, basta ricordare che invece che intortare come un normale adolescente (cioè sciorinando banalità su Baudelaire, Karl Marx, i Pink Floyd, la Nouvelle Vague et similia), opprime tutte le sue ragazze con dei pipponi (solo figurati, eh! Che Dawson si mantiene vergine fino al college! IL COLLEGE! Roba che American Pie non ti ha insegnato niente?) su Spielberg.
Sì, Spielberg.
Steven Spielberg, quello di ET.
L’apoteosi del cinema commerciale, quello che conoscono tutti, che tutti vedono ma che nessuno stima (tranne me, che sono ancora sotto per Jurassic Park! Ma l’ho già detto: lui è il mio alter ego). Ci si domanda, ad oggi, come Joey, famosa per la parlantina e le risposte acide, non gli abbia mai sbottato di farsi una cultura cinematografica degna, che almeno si arricchiva culturalmente anche lei ad ascoltarlo, visto che di fare altro non se ne parlava.
E invece gnente, serate su serata a guardare Lo Squalo. Robe che sì, guarda, piacerebbe tanto anche a me ma stasera devo proprio limarmi le unghie.
E infatti, Joey sceglie Pacey, che era una capra a scuola (ricordiamoci che non si diploma), ma che almeno la libera dall’incubo cinema e le offre l’avventura. Forse avventura è eccessivo, se ricordiamo per un attimo le loro serate: minigolf, cinema, cena di classe. E certo, la barca a vela (leggi: catamarano) un’estate, durante la quale lei dorme per tre mesi tre in un’amaca, mentre lui le legge La Sirenetta.
Se avessi avuto la mia ernia L4-L5, cara la mia Joey Potter, al ritorno ti toccava cominciare ad uscire con un neurochirurgo.
D’altro canto, anche lei era all’altezza dei suoi comprimari: un’adolescente con paturnie e sfighe (madre morta, padre carcerato, sorella ragazza madre, povera in canna) che poteva gareggiare con Candy Candy. Ovviamente, dietro l’aria da brava ragazza e il sorriso storto, se la fa con tutti; oltre i già citati Dawson e Pacey, finisce con: Jack (l’omosessuale), AJ (il saputello), Charlie (l’ex della sua amica Jen), il professore di Letteratura (strizziamo l’occhio a Nabokov, noi!) ed Eddie (il barista letterato).
Non mi perderò a ricordare Andie la pazza (fatta sparire senza pietà, con un viaggio in Italia da cui non tornerà. Grazie per la bella pubblicità, Kevin Williamson!), il già citato Jack, o Audrey (detta il troione da sbraco) per tornare a focalizzarmi su Dawson.
Proprio lui, il protagonista, alla fine di sei stagioni, quando tutti raggiungono un punto fermo e sono lì a vivere il loro lieto fine, decide di dare LA SVOLTA.
Breve parentesi sul lieto fine: questo, ovviamente, non vale per la compianta Jen Lindley –al secolo Michelle Williams, attrice acclamata dalla critica- che tira le cuoia nell’ultima puntata. Non sia mai che fra dieci anni tirino fuori uno spin off, alla 90210, con un bel triangolo fra Lily (la sorella di Dawson), Alexander (il nipote di Joey) e Amy (la figlia di Jen) e a lei venga la malaugurata idea di accettare la parte.
Tra l’altro, vista l’evoluzione di protagonisti di Beverly Hills in 90210 (Kelly che diventa psicologa, ndV), il ruolo di Jen poteva essere solo quello dell’insegnante di religione.
Comunque dicevo, il nostro, dopo tutto quello che gli succede in centoventotto puntate (amori- lutti- genitori che si separano- genitori che si risposano- esami- lavori- film realizzati- intorti- figure dimmerda con Eva- discussioni sul niente- il tuo migliore amico che ti si frega la donna- lezioni di moralità e legalità… ad libitum),
Il tutto, parafrasando Joey, per dire che Le persone crescono, Dawson! Evolvono! .
Ecco, io e Dawson no. Però lui ha almeno incontrato Spielberg.
*Nonostante il tono sarcastico, si sappia e non si dimentichi che Dawson's Creek è il mio teen drama preferito, over the top. Lo prendo in giro in maniera bonaria, ma lo reputo il miglior maestro di vita che abbia mai avuto.
sabato 14 aprile 2012
San Lele Mora da Bagnolo di Po.
lunedì 20 febbraio 2012
L'alba del giorno dopo (e di quello dopo ancora)
Zanni Morandi che parla come se fosse spiritato, per colpa di un gobbo posizionato troppo in alto.
La valletta bella-e-solo-bella, che non c’è la prima sera e che, in quelle successive, se c’è o non c’è cambia poco.
Rocco Papaleo che, nonostante le marchette continue a Costume National, si difende bene e soprattutto difende il Festival.
Celentano che predica e viene fischiato per finta, come la storia del tentato suicidio del 1995.
Belen e il mistero delle sue mutatis-mutandis.
La Canalis NP.
I maestri d’orchestra peggio vestiti di tutte le 62 edizioni, considerando che addirittura uno aveva i jeans con la catena, che erano di moda ai tempi degli East17, tipo nel 1994.
D’Alessio&Bertè verranno ricordati come emblema del trash e della tamarraggine sdoganata, in Eurovisione. Un esempio su tutti, lo si trova qui.
*Momento Capelli*
L’incapacità della stylist di Noemi, che è riuscita a trovare gli abiti dai colori che peggio si abbinavano ai suoi capelli rosso fuoco (salvo l'abito di venerdì, di cui ho già fatto le lodi, ndV).
Il taglio terribile di Pierdavide Carone, che alla fine l’ha pure penalizzato al televoto, secondo me.
Pierdavide Carone, emo version.
*Fine Momento Capelli*
Arisa che s’è riscoperta figa.
Bersani che è in assoluto il più figo. C'ha 42 anni, ma continua ad essere belloccio come ai tempi di Chicco e Spillo. E poi è il sosia di Azzurro, come dicono le mie colleghe, quindi vale doppio.
Io che qui becco tre nomi su quattro, tra i vincitori. L’anno prossimo vado alla Snai
venerdì 17 febbraio 2012
E fu sera e fu mattina. Quarto Giorno.
Appunti sparsi - E fu sera e fu mattina. Terzo Giorno.*
Più veloce della luce, esco di casa alle 21.00, faccio la mia mini riunione, sbologno tutti e alle 23.00 sono di nuovo al presidiare il Festivàl.
Mi son persa la Civello (continuo a chiederlo: chi è?) con Mr-Bombastic-Shaggy (palusibile una limonata dietro le quinte fra i due), Samule Bersani con Goran Bregovic in salsa romagnola, Nina Zille e Skye (viste sul tubo. Carine insieme, molto!, anche se la Zilli ha optato per un look alla Ferrero Rocher) con un evergreen di Mina.
Ho perduto anche i Matia Bazar con Al Jarreau (ma sono io ignorante? Chi è?) con una canzone diversa dal solito solo perchè non è la loro, ma de "Il Padrino", Emma (nuda) con Gary Co e Arisa con José Feliciano.
Non ho visto nemmeno la Pellgrini: mi chiedo se è sembrata uno scaricatore di porto di Mestre sui tacchi come al suo solito, oppurenò. Dubbi esistenziali.
Poi Francesco Renga e Sergio Dalma, Dalla&Carone con Mads Langer che cantano prima in napoletano, poi la canzone della Wind "You're not alone", Irene Fornaciari e il chitarrista dei Queen, al secolo Brian May.
Finalmente sono a casa!
Decido che vale la pena scrivere un post in diretta su quello che vedo.
Tardi, certo, ma intanto è online.
Il tutto mentre nasce l'amore per Beth, un'altra piccola donna moderna.
Ho appena visto il duetto Marlene - Patti Smith, in "Impressioni di Settembre" prima e in "Because the Night" dopo. In due parole: TANTA-ROBA. Lei è invecchiata tanto ma, DioMio, quando canta è sempre meravigliosa. Vai Patti, altro che la tua omonima italica!
Dopodichè Giggi-ti-amo-D'Alessio, con la strappona Bertè che cantavano (uhhhh... che sorpresa!) "Almeno tu nel'universo" di Mia Martini, con Macy Gray. C'era più Xanax in quei tre, che in casa mia. Il buongusto non l'avevano invitato, anche se l'interpretazione è stata notevole.
Finardi E Noa. Lei sembrava Ariel ("La Sirenetta", ndV)in versione multiraziale. Lui... che dire... semplicemente, deve fare amicizia col barbiere, c'è poco da fare. Ovviamente l'ennesimo grande tributo alla musica napoletana ci sta sempre. E poi la canzone de "La vita è bella".
Ora Dolcenera con bianco-rapper-tatuato detto Prof. Green (chi è?). Qualcuno dica a Dolcenera che 2 kg in più l'aggraziano, anzichenò. Prima cantano Vasco con "Vita Spericolata" (avanguardia!) e poi marchettona con l'ultimo singolo della DolceNera.
Noemi con Sarah Jane Morris (ma solo io non li conosco tutti questi famosissimi big stranieri?) che cantano "Amarsi un po' " di Battisti. Noemi, tesoro, denuncia IMMEDIATAMENTE il tuo stylist. Che va bene che è la serata dedicata all'Italia nel mondo, ma con i tuoi capelli il verde non puoi indossarlo mai. "Chi di verde veste a sua beltà s'affida", lo dicono anche EnzoeCarla. Fidati. Se non di me, di loro. E tu, sconosciuta Sarah Jane Morris, sei all'Ariston, non al Mulin Rouge. Ricordatelo, per la prossima volta!
Oddio, cantano Tracy Chapman. Adoro. Non riesco ad essere oggettiva con Tracy Chapman.
Balletto dell'Ivana. Figa è figa, nessuno lo mette in discussione, ma si muove come la Maria ai tempi di "C'è posta per te" con Kledi. E non ditemi che il torcicollo le è venuto per questo, che sennò io ho il gomito del tennista per le sessioni di piastra ai capelli.
Ricantano i morituri. Ave Zanni, morituri te salutant.
Cominciano Dalla&Pierdavide.
Pierdavide, te lo devo chiedere, perchè questi capelli? Li avevo taciuti per buongusto ma ora non posso che denunciare il fatto. C'hai quasi trent'anni anche te, non è il caso di fare il bimbominkia. Ho smesso io, puoi farcela anche tu! La canzone non mi piace, l'ho già detto.
D'Alessio e Bertè. Lui senza giacca di pelle è quasi irriconoscibile. Lei con le autoreggenti a vista è da bollino rosso. La canzone non la salvo nemmeno con tutto il sonno che ho in questo momento. E le chitarre elettriche graffianti e finte rock sono pioggia sul bagnato, sappiatelo.
Irene Fornaciari. Riesce ad essere ogni sera sempre peggio vestita. Zanni comincia ad aver sonno, si dimentica di dire il codice. Intanto giungo alla conclusione che tutti quelli che sono all'Ariston domani sono in ferie, vista l'ora indegna. E io no.
Irene è inascoltabile, davvero. La canzone s'intitola "Il mio grande mistero", anche se in realtà il mistero è come faccia ad essere lì. Fa Fornaciari di cognome, giusto. Eco svelato il mistero.
I Marlene con Samuel dei Subsonica (poco si nota l'aggiunta. Ma adoro, a prescindere). Non è il loro ambiente, è palese, ma io tifo per loro. Anche se il lupetto sotto la camicia non va bene . E sono invecchiati male, questo non me lo leva dalla testa nessuno.
Dai che finisce, dai.
Siparietto riempitivo. Vogliamo dare la linea direttamente a UnoMattina?
Amarcord di Zanni. Eddaje Zanni, dicci chi va e chi resta. Forza, chiudiamo 'sto televoto.
Televoto chiuso, finalmente. Ci siamo.
I Marlene vincono il premio della stampa StiCazzi per l'interpretazione con Patti Smith. Vedrai che vincono pure la critica, io l'avevo detto. Ricordatevelo tutti.
Riammessi Dalla&Pierdavide e D'Alessio&Bertè.
Maddai.
In pratica: un emo adulto, un napoletano e una strappona. Che amarezza.
*editato all'alba del giorno dopo, in seguito a documentazione su ciò che è avvenuto in mia assenza.
giovedì 16 febbraio 2012
La vispa Teresa avea fra l'erbetta, nel volo sorpresa gentil farfalletta
Sugli eliminati è bene non dir niente, dato che stasera si ripesca. Sui GGGiòvani non m'esprimo, perché io non salvo nessuno.
Celentano non s’è visto, altrimenti si finiva giustigiusti per UnoMattina.
Però, per un Adriano che va, c’è un’Ivana (e non Ivanka come s’ostina a chiamarla Zanni Morandi) che viene.
Bella figliola.
Abbiamo appurato che sa leggere il gobbo, perchè senza è l'equivalente di una (bella) statua.
E che il vestito nero (Ferragamo) era davvero bello.
E che il vestito pesca fa troppo effetto paralume.
E che avrà anche più tette dei Belen, ma a me non sembra.
Ma soprattutto, signori miei, ieri è stata la serata della farfalla (sì, quella!) di Belen.
Vista in tutte le salse, ad onor di cronaca.
Mentre scende le scale.
Mentre Presenta.
Ingrandita.
Insomma, una serata svolazzante.
PS: Ad oggi la mia previsione di podio (in barba alle mie preferenze) è Nina Zilli-Emma-Arisa (per la proprietà commutativa si possono mettere in ordine a proprio gradimento). Al più, se deve vincere pure un’uomo, pure Finardi (il cantautorato è come il prezzemolo, ci sta sempre). Premio della critica ai Marlene o a Bersani.
mercoledì 15 febbraio 2012
Perchè San Remo è San Remo
Azzurro mi ha portato a cena, ha fatto il romanticone, ha commentato con me i nostri vicini di tavolo 50-year-old (dovrebbero vietare certi comportamenti affettuosi in pubblico, se hai una certa età. Soprattutto se sei nato con la TV in bianco e nero e la signora seduta accanto a te ha un palese accento sovietico) etcetera etcetera.
Tutto molto bello.
Non voglio sminuire, assolutamente.
Ma siam dovuti tornare presto, ieri.
Perché, più che SanValentino, era il primo giorno.
Il primo giorno di Festivàl!
Il mio vecchio blog (quello che uccisi, in uno scatto d’orgoglio) aveva addirittura una categoria dedicata. Perché io ci sento.
Ricordiamoci tutti che io tifavo per Povia, ai tempi del Piccione. E che la prima domanda che feci qualche anno fa alla scontrosa barista dell’aeroporto di Bologna all’alba della domenica mattina, atterrata in suolo italico dopo una vacanza coincidente con il Festivàl, fu “chi ha vinto San Remo?”.
Ho anche aspettato che la Zit mi recensisse la prima serata (dopo aver letto le passate edizioni, l’avevo eletta massima esperta in materia sanremese), ma per ora tace.
E allora vado io.
Perché San Remo è San Remo.
Quest’edizione si preannuncia sottotono.
In primo (secondo e pure terzo) luogo perché la valletta a dato foirfat.
Torcicollo?Cervicale? Suvvia, c’ha diciannove anni! Io ha diciannove anni facevo di ogni cosa, e non mi fermava nemmeno la febbre. Vabbè.
Insomma l’Ivana non c’era (ma dice che ci sia stasera) e hanno dovuto riprendere per i capelli la Canalis e la Belen (che fa pure una gaffe dicendo che regalerà un vestito “nuovo di stecca” alla valletta titolare), vestiterle-pettinarle-truccarle e sbatterle sul palco (no, non in quel senso).
Com’erano?
Carine.
Soprattutto la Belen che aveva un vestito meraviglioso.
La Canalis (di bianco vestita), invece, ha dato una pessima prova d’attrice interpretando l’Italia, un’Italia sarda, ma pur sempre l’Italia. Si vede che ha fatto la gavetta nei film di Boldi.
Celentano.
Per chi si fosse perso un qualunque telegiornale nelle ultime due settimane, non solo abbiamo il relitto della Concordia davanti all’Isola del Giglio, l’emergenza neve, Roma ritirata dalla candidatura olimpica, ma anche e soprattutto Celentano come ospite fisso del festivàl.
Non canta, non è in gara. Fa i discorsi da bar con gli effetti speciali, sissignori.
Niente contro Adriano, per carità. Solo che non c’entrava una benemerita.
Per par condicio, ha avuto da polemizzare con tutti. Consulta, Chiesa, Giornali, RAI, governo, UE, Aldo Grasso, Grecia: in pratica ce n’è per tutti. Si poteva fare il giochino celo-celo-manca (lanciato dallo stesso Morandi un lustro fa), per vedere quando eri d’accordo e quando no.
Il tutto, per modici 50 minuti di monologo. Praticamente un programma nel programma. Metatelevisione.
Talmente meta televisione, che poi canta. Ma non è in gara, attenti!
Approposito di gara, il voto della giuria demoscopica (come si fa a farne parte? È tutta la vita che da grande voglio fare la giurata di San Remo, io! Ho pure il giusto orecchio della donnetta!) va in tilt, e di conseguenza anche la gara.
Quindi nessun eliminato. Stasera si rifà tutto da capo.
Questo ci farà rivedere D’Alessio (Gigi ti amo!, indimenticata et indimenticabileTatangelo) e la Bertè, in coppia, altresì detti “il bulletto di periferia e la strappona agè”.
Ed arriviamo al punto centrale e cioè le canzoni.
Il primo ascolto è sempre un po’ così, bisogna farci l’orecchio, ormai lo si sa (tant’è che ho dovuto fare un po’ di ascolto sul tubo, prima di scrivere!).
Segnalo solo quello che non mi è dispiaciuto e cioè Noemi –X-Factor-made (che non si sa vestire), Samuele Bersani (classica canzone di Bersani per chi apprezza), Marlene Kuntz (snaturati con moderazione) e Nina Zilli (nel suo centro).
Fra i ni, annovero: Renga (canzone di Renga da Festival. Angeloooooo…), Dolce Nera (ma che capelli ha?), Arisa (pure lei è un po’ troppo sanremese) ed Emma-Amici-made (glamour rock forever).
Ed infine, tra i no -machetelodicoaffà- ci sono il duo di cui sopra, i Matia Bazar (non è per cattiveria, ma le loro canzoni sono tutte identiche), Eugenio Finardi (ma un taglio di capelli più consono, no?), Chiara Civello (Lei chi è? Avrebbe cantato Renatissimo), Dalla&compagno e Irene Fornaciari (ma lo sapeva di essere all’Ariston oppure pensava di essere all’okkupazione del suo Liceo?).
Come ogni anno, ormai, rimpiango il Piccione, LucaEraGay, Turutturu e i Fiumi di Parole.
Per il resto, c’aggiorniamo strada facendo.
martedì 7 febbraio 2012
"É così, è dura la vita se sposi un calciatore" *. E sti cazzi, no?!
Per chi avesse dimenticato, passò in prima serata un lustro fa circa e narrava le non (troppo) dorate vite di tre coppie di calciatori di una fantomatica squadra di serie A, in quattro o cinque puntate.
Ad onor di cronaca, va detto che la serie fu un flop assoluto, che non ebbe seguito e sparì per sempre dal palinsesto. Non è mai stata replica nemmeno nei pomeriggi dei mesi estivi, quando passano (nell’ordine): “Le stagioni del Cuore” (Anna Mono-espressione Valle, Alessandro Prezzemolino Gassman e sempr’adolescente Martina Stella), “Elisa di Rivombrosa 1-2-3” (Vittoria Occhio Spento Puccini e Alessandro Sopravvalutato Preziosi), “Questa è la mia Terra” (Roberto Semprevecchio Farnesi e Kasia Smutniak-Taricone) e “L’onore e il Rispetto 1-2” (Gabriel Occhio Languido Garko, Manuela Tanta Robba Arcuri e Serena So Fare Tutto Autieri).
E invece, ecco che il proliferare di canali (colpa di babbo Digitale Terrestre) ha riportato alla luce tutta una sfilza di pilot di programmi registrati ma mai decollati, film so 80’s and so 90’s che ci rivelano celebrità agli esordi (con spalline, rossetto marrone mat, permanente e tanti altri ricchi coittillon) e poi, sì, pure le serie sfigo-trash.
Ovviamente io le amo, le serie trash. Proprio perché sono brutte in sé, perché non le puoi salvare.
È la sindrome di Ettore, di greca memoria.
E, “Ho sposato un calciatore” è la reginetta di queste.
Analizzando bene la prima puntata (rivista ieri) è facile capire i perché. Nell’ordine:
1. Il cast. Pressochè sconosciuto all’epoca (si salva solo Jane Alexander, cattivona del già citato feuilleton di Rivombrosa), assolutamente sconosciuto oggi. Da breve ricerca su Wiki, il massimo della vita degli attori è stato avere una parte ne “L’Ispettore Coliandro”, o vincere “Ballando con le Stelle”. Il che la dice lunga. Sappiate che accreditati ci sono pure Costantino Vitagliano (unico e compianto tronista degno di tale nome) e Maria Monsè (nota per lo scandalo Vallettopoli e non per i tre libri successivi che ha scritto).
2. I costumi. Anche per me, digiuna convinta di calcio, è impossibile immaginare una squadra di serie A con la maglia nera. È sempre lutto nazionale?
E i vestiti delle mogli? Ho visto chiaramente i marchi “Guru”, “Datch” e “Monella Vagabonda”! E non mi dite che negli anni 2000 andavano, no. La moglie di uno strapagato calciatore che veste come la bimbaminkia del caso, non è credibile.
E i mariti se non si allenano? Sembrano, rispettivamente, uno scaricatore di porto, un emule de “I Cugini Di Campagna” e Mario l’ortolano.
3. Lo stile di vita. Questi giocatori bevono, sono alle feste tutte le sere, mangiano schifezze e ci danno giù come i ricci (pure con i mignottoni, tra l’altro). Ma non erano atleti? Non è un documentario, d’accordo, ma almeno un po’ di verosimiglianza non guasta mai. Verosimiglianza, è la parola d'ordine!
4. Le location. Alcune case son belle, non ci piove, ma i locali?! Dai, pure io ci riuscivo a farli sembrare veri! Sono stanzoni con tre luci colorate e quattro tavoli! E lo spogliatoio dell’Olimpia (squadra fittizia, NdV)? Nemmeno al centro benessere c’è la doccia con l’oblò…! E badate che io ho l’abbonamento a Sky Sport, quindi li vedo gli spogliatoi della serie A (è l’unica parte che guardo della partita)!
5. Recitazione. NP, davvero. E lo dice una che alla fine salva tutti, Garko che fa il siculo con la Torrisi, compreso. Ma qui siamo sotto il limite della decenza, oltre l’umana tolleranza. Paragonabile alla recita di fine anno delle medie, per darvi un termine di paragone.
La domanda “perché lo guardi?”, è lecita. Ma si torna lì, a me il trash svuota la mente, libera e rilassa.
E qui è come se m’avessero fatto una lobotomia (il top, quindi, di lunedì sera).
*Citazione di una delle protagoniste, ad una cena fra donne

