Di questa estate senza mare, di questi mesi in cui tutti vanno in ferie tranne me, di questo caldo serpente che m'ha portato ad aver nostalgia del cappello di lana con i pon pon e del pellicciotto like Caterina di Russia e delle tante serate sceme che ho passato in giro, ci sarebbe da raccontare.
Ma c'è una cosa di cui voglio parlare (e ne parlerò tanto: prima, dopo e durante!), di cui sono davvero molto felice ed entusiasta.
Vado a New York.
La mia prima (ed unica) volta nella grande mela è stata nel 1998: avevo quattordici anni, i capelli cortissimi e viaggiavo con mamma - babbo - fratello.
Al rientro, mentre l'aereo decollava dalla più sconfinata metropoli che abbia mai visto, giurai a me stessa che sarei tornata, che l'avrei vista di nuovo, che io e Miss Liberty avevamo ancora qualcosa da dirci.
E poi sono trascorsi diciassette anni: hanno girato sei stagioni (e due film orribili) di Sex And The City, sono crollate le torri (su cui salii, all'epoca), è crollata la borsa di Wall Street, hanno ricostruito Ground Zero, hanno prodotto Gossip Girl e hanno girato innumerevoli film senza che io potessi mai tornare.
Quest'anno, complici le ferie strane di una delle mie migliori amiche e i post entusiastici di Laura, la voglia di attraversare l'Atlantico è tornata, prepotente.
Si è poi aggiunta una mega offerta sui biglietti aerei.
E infine, le meravigliose stanze a disposizione su Airbnb hanno chiuso il cerchio.
Senza rendermene bene conto ho cliccato su "acquista" e mi sono ritrovata due biglietti aereo a/r intestati a me e alla mia amica, per ottobre.
Sarà un Autumn in New York.
Sarà una vera estate indiana.
Sarà come volevo che fosse nel secolo scorso.
Sarà come Carrie e Serena insieme.
Sarà un desiderio che si realizza.
Quindi sì, ne parlerò di questo viaggio a NYC, ne parlerò parecchio: di cosa farò per prepararmi, di cosa farò là, di cosa visitare, di dove andare a mangiare, del dubbio se sia meglio il New York Pass o il City Pass, delle canzoni da mettere nella playlist per il volo e di tutta una serie di cose che al momento mi sfuggono.
Ma già adesso, quando guardo i biglietti nel cassetto e le ricevute per ritirare il passaporto, sento il cuore in gola.
mercoledì 2 settembre 2015
lunedì 24 agosto 2015
Del mare
Mare.
Mare da adulta con due bambine e con la loro mamma.
Mare che è sempre mare, con la sua (mia) malinconia.
Mare con la crema solare, il doposole e i castelli, che erano vent'anni che non rifacevo un castello di sabbia.
Mare con i discorsi sul come eravamo, come siamo e cosa saremo.
Mare tanto diverso dall'ultima volta qui, ma sempre uguale nei suoi negozi altolocati e locali di tendenza.
Mare mai azzurro, mai limpido, mai bello ma sempre pieno di gente.
Mare con i ragazzini vicini di ombrellone che raccontano della sbronza della sera prima.
Mare con le signore di Milano con i capelli perfetti, i costumi perfetti, le borse perfette e i mariti assenti.
Mare con i cornetti per colazione mangiati in giardino.
Mare per salutare un'estate senza vacanze ma con lo spirito di chi è in vacanza da sempre.
Mare.
martedì 4 agosto 2015
Dei pensieri -estivi- sparsi
Agosto.
Di nuovo.
Probabilmente, siamo l'unico posto di lavoro in Italia che lavora a pieno regime per tutto il mese.
Io mi prendo comunque delle licenze poetiche sull'abbigliamento formale: oggi ho la t-shirt di Star Wars, anche se con i tacchi e la giacca.
Comunque ho voglia di ferie e sono intollerante: invoco il silenzio tombale almeno quattro volte al giorno, in ufficio.
Nonostante ciò, continuo ad andare stoicamente in palestra all'ora di pranzo: siamo rimasti solo in cinque idioti a fare addominali con 40 gradi all'ombra.
In compenso, io e il mojito siamo davvero molto amici, soprattutto la sera, soprattutto al tramonto, soprattutto quando ho le spalle nude e i capelli appuntati alla cazzo.
Vado sempre a letto troppo tardi, perchè la notte ci sono le repliche di Grey's Anatomy in televisione e Izzie Stevens ancora non è malata di tumore -e io Izzie Stevens la amo- e allora le prime 5 serie le guardo di continuo, in loop.
Ogni mattina mi alzo che sembro un cadavere e mi prometto di andare a dormire presto la sera, cosa che poi non faccio mai e non so nemmeno il perchè.
Ho imparato a controllare da sola il livello dell'olio e del liquido del radiatore della macchina e questo mi fa sentire estremamente soddisfatta ed emancipata.
Come quando guido in autostrada (cosa che fino a sei mesi fa non avevo mai fatto) con gli occhiali da sole e la testa piegata di lato, che sento che ce la posso ancora fare e mi sento estremamente libera e padrona del mio destino.
Ho ricomprato Dylan Dog.
Erano forse anni che non compravo Dylan Dog, che dopo l'accoppiata 241 (Xabaras) -242 (Nel nome del padre) per me aveva toccato il fondo.
Ho ritrovato citazioni che avevo dimenticato ed è stato come un lungo flash back nei primi anni della mia adolescenza, quando i miei mi dicevano che doveva smetterla di leggere quella roba violenta ed io -incurante- continuavo a frequentare Craven Road 7.
Cerco il vestito perfetto per i due matrimoni che mi attendono a settembre.
Sebbene quest'anno (che serviva a me, as usual!) la Zitella non c'abbia regalato il solito post *Cazzo mi metto -summer wedding*, ho le idee abbastanza chiare su cosa voglio (lungo, punto vita segnato, scollo a cuore, possibilmente blu) ma non su dove trovarlo.
Ogni settimana rimando la ricerca, con il risultato che alla fine non troverò mai il perfetto abito (in saldo) e mi toccherà prenderlo a prezzo pieno.
Fa troppo caldo per cucinare di giorno.
Il più delle volte cucino la sera tardi per il giorno dopo o per il prossimo inverno: a piedi nudi, i Pink Floyd in sottofondo e con un bicchiere in una mano e il mestolo nell'altra, preparo la conserva di pomodoro o le verdure o la marmellata, o qualunque altra cosa che possa riportarmi al gusto dell'estate, quando arriveranno i mesi freddi e grigi.
Per essere giornate velate di caldo e afa, sono inspiegabilmente traboccanti di stimoli.
Di nuovo.
Probabilmente, siamo l'unico posto di lavoro in Italia che lavora a pieno regime per tutto il mese.
Io mi prendo comunque delle licenze poetiche sull'abbigliamento formale: oggi ho la t-shirt di Star Wars, anche se con i tacchi e la giacca.
Comunque ho voglia di ferie e sono intollerante: invoco il silenzio tombale almeno quattro volte al giorno, in ufficio.
Nonostante ciò, continuo ad andare stoicamente in palestra all'ora di pranzo: siamo rimasti solo in cinque idioti a fare addominali con 40 gradi all'ombra.
In compenso, io e il mojito siamo davvero molto amici, soprattutto la sera, soprattutto al tramonto, soprattutto quando ho le spalle nude e i capelli appuntati alla cazzo.
Vado sempre a letto troppo tardi, perchè la notte ci sono le repliche di Grey's Anatomy in televisione e Izzie Stevens ancora non è malata di tumore -e io Izzie Stevens la amo- e allora le prime 5 serie le guardo di continuo, in loop.
Ogni mattina mi alzo che sembro un cadavere e mi prometto di andare a dormire presto la sera, cosa che poi non faccio mai e non so nemmeno il perchè.
Ho imparato a controllare da sola il livello dell'olio e del liquido del radiatore della macchina e questo mi fa sentire estremamente soddisfatta ed emancipata.
Come quando guido in autostrada (cosa che fino a sei mesi fa non avevo mai fatto) con gli occhiali da sole e la testa piegata di lato, che sento che ce la posso ancora fare e mi sento estremamente libera e padrona del mio destino.
Ho ricomprato Dylan Dog.
Erano forse anni che non compravo Dylan Dog, che dopo l'accoppiata 241 (Xabaras) -242 (Nel nome del padre) per me aveva toccato il fondo.
Ho ritrovato citazioni che avevo dimenticato ed è stato come un lungo flash back nei primi anni della mia adolescenza, quando i miei mi dicevano che doveva smetterla di leggere quella roba violenta ed io -incurante- continuavo a frequentare Craven Road 7.
Cerco il vestito perfetto per i due matrimoni che mi attendono a settembre.
Sebbene quest'anno (che serviva a me, as usual!) la Zitella non c'abbia regalato il solito post *Cazzo mi metto -summer wedding*, ho le idee abbastanza chiare su cosa voglio (lungo, punto vita segnato, scollo a cuore, possibilmente blu) ma non su dove trovarlo.
Ogni settimana rimando la ricerca, con il risultato che alla fine non troverò mai il perfetto abito (in saldo) e mi toccherà prenderlo a prezzo pieno.
Fa troppo caldo per cucinare di giorno.
Il più delle volte cucino la sera tardi per il giorno dopo o per il prossimo inverno: a piedi nudi, i Pink Floyd in sottofondo e con un bicchiere in una mano e il mestolo nell'altra, preparo la conserva di pomodoro o le verdure o la marmellata, o qualunque altra cosa che possa riportarmi al gusto dell'estate, quando arriveranno i mesi freddi e grigi.
Per essere giornate velate di caldo e afa, sono inspiegabilmente traboccanti di stimoli.
sabato 11 luglio 2015
Dell'estate (la protezione 0 spalmata sopra il cuore)
L'estate con i suoi singoli che poi diventano tormentoni e poi, a settembre, non li tolleri più manco per sbaglio.
L'estate con il caldo che non ti fa dormire la notte e alle tre ti affacci alla finestra per cercare di respirare un po' e poi la mattina in ufficio sei uno zombie.
L'estate con i suoi concerti: migliaia di foto uguali con visi diversi, tutti ad urlare le stesse canzoni come se fossero scritte solo per noi.
L'estate con i suoi week end al mare, la sabbia dentro i sandali, la pelle che sa di crema solare, i capelli ingestibili che tanto domani saranno solo peggio, le cene a base di pesce e falanghina ghiacciata.
L'estate con le sue repliche televisive, i telegiornali che parlano del troppo caldo (ma quest'anno la Grecia li ha messi in crisi) e le interviste davanti ai negozi il primo giorno di saldi, come se la vita fosse cristallizzata per tre mesi.
L'estate con i suoi tramonti da social network, belli solo se instagrammabili, vissuti come se fossero uno spettacolo gratuito, ogni sera, nonostante le zanzare tigre.
L'estate.
Nonostante tutto, io la amo più che mai.
martedì 23 giugno 2015
Delle ferie
Sono stata in ferie, dopo più di un anno, senza dover fare nulla.
Rettifico: non lo so quanto tempo fosse che non prendevo dei giorni di ferie che non fossero funzionali a qualcosa.
Era davvero tanto tempo che non mi dedicavo a me per giorni interi.
Quindi di questa settimana di cazzeggio, annovero:
- mettermi in pari con la roba da stirare (non succedeva dall'anno scorso, tipo!);
- vedere l'amica girovaga, sentire le sue storie e sviluppare un'immensa voglia di andare in giro anche io;
- andare da Momo;
- riprendere i discorsi di un mese e mezzo fa;
- visitare una città bellissima e comprare un maglietta figa di Star Wars;
- mangiare i macarons;
- scoprire che non so camminare sugli scogli;
- fare il primo bagno in mare dell'anno;
- partecipare ad un bellissimo aperitivo sulla spiaggia, godendomi un tramonto spettacolare;
- stare con Momo;
- cantare con la stessa in macchina, come se di anni ne avessimo ancora 19;
- tornare a casa, fare colazione in un bar e stare seduta al tavolino per un sacco di tempo, senza sentirmi in imbarazzo;
- vedere Il Padrino per la prima volta;
- cenare con tutte le amiche scout e svariate bottiglie di vino;
- andare a ballare tutte insieme come quando eravamo piccole;
- mangiare, con le stesse, un pezzo di pizza alle quattro del mattino;
- andare in due in bicicletta sotto la pioggia;
- tornare a casa che è giorno e scoprire di non avere più il fisico.
Vorrei averne di più, di settimane così.
Rettifico: non lo so quanto tempo fosse che non prendevo dei giorni di ferie che non fossero funzionali a qualcosa.
Era davvero tanto tempo che non mi dedicavo a me per giorni interi.
Quindi di questa settimana di cazzeggio, annovero:
- mettermi in pari con la roba da stirare (non succedeva dall'anno scorso, tipo!);
- vedere l'amica girovaga, sentire le sue storie e sviluppare un'immensa voglia di andare in giro anche io;
- andare da Momo;
- riprendere i discorsi di un mese e mezzo fa;
- visitare una città bellissima e comprare un maglietta figa di Star Wars;
- mangiare i macarons;
- scoprire che non so camminare sugli scogli;
- fare il primo bagno in mare dell'anno;
- partecipare ad un bellissimo aperitivo sulla spiaggia, godendomi un tramonto spettacolare;
- stare con Momo;
- cantare con la stessa in macchina, come se di anni ne avessimo ancora 19;
- tornare a casa, fare colazione in un bar e stare seduta al tavolino per un sacco di tempo, senza sentirmi in imbarazzo;
- vedere Il Padrino per la prima volta;
- cenare con tutte le amiche scout e svariate bottiglie di vino;
- andare a ballare tutte insieme come quando eravamo piccole;
- mangiare, con le stesse, un pezzo di pizza alle quattro del mattino;
- andare in due in bicicletta sotto la pioggia;
- tornare a casa che è giorno e scoprire di non avere più il fisico.
Vorrei averne di più, di settimane così.
venerdì 29 maggio 2015
Della Color Run, della pioggia, delle amiche
Vorrei parlare di Color Run.
Vorrei davvero parlare di come sono stata bene, delle risate, di come tutto sia più facile se indossi un tutù viola e il tuo corpo (e la macchina fotografica di Filippo e l’auto dello stesso e il pavimento del bagno e qualunque cosa che abbia toccato, ndV) è letteralmente cosparso di brillantini iridescenti.
Vorrei descrivervi la sensazione di camminare per 5 chilometri con il prato bagnato e le nuvole di colore che ti si appiccicano addosso, che prima sei rossa, poi gialla e arancione (effetto epatite), poi meravigliosamente rosa fuxia da vera Barbie Girl, dopo blu come una Puffetta qualunque e infine cosparsa di glitter metallizzati che si vedevano da lontano.
Vorrei essere brava a rendere la sensazione di come sia ritrovare il proprio viso dopo la doccia, ridere, ascoltare musica che mette bene, spararsi prima i selfie e poi le polaroid, sentire il profumo della crema sul corpo come se fosse estate, rilassarsi in macchina, mentre canticchi e parli di 20 argomenti contemporaneamente.
Vorrei raccontarvi di come è bello cenare insieme, mangiare di ogni prelibatezza, bere vino, sorridere un po’ brilla, fare foto da mettere su instagram, parlare di tutta la popolazione virtuale come se fossero ex compagni di scuola (quindi male, con acidità et cattiveria!), sentire lo stomaco pieno, le gambe stanche, la testa lenta ma piena di buon’umore.
Vorrei farvi capire come è stato bello rotolarsi nel letto di Luisa, con la tisana buona e la tazza fighissima di Sheldon, farsi i video su snapchat, sentirsi come in gita scolastica, continuare a parlare sempre di tutto, sentire che la stanchezza sale sempre più e gli occhi cominciano a non reggere le troppe emozioni del giorno e finalmente dormire di un sonno pieno e senza sogni (forse il miglior regalo che potessi ricevere).
Vorrei potervi raccontare della luce pazzesca per i selfie nel terrazzo di Luisa e Filippo e delle colazioni belle in posti ancor più belli, scelti in quanto “molto instagrammabili”, ritrovandosi a colazione come se quella fosse la regola. Di come ci venga spontaneo chiedere la password del wifi prima del caffè e poi mangiare i dolcetti buoni in piatti bellissimi, che quasi ti spiace romperli con la forchetta.
Vorrei potervi mostrare la bellezza delle passeggiate a Santo Spirito, su Ponte Vecchio e poi in Piazza della Signoria, senza meta, come se uno fosse in vacanza davvero. Vorrei potervi far assaggiare il vino buono che abbiamo bevuto a pranzo, le polpette fritte che abbiamo mangiato e poi ancora il caffè signorile di Gilli, in mezzo a cento sorrisi.
Vorrei farvi stare dentro i negozi con noi: le mie amiche che cercano senza tregua e io che mi trascino su ogni divanetto disponibile, ridere e dare giudizi, toccare ogni abito indecise se comprarli tutti o nessuno, cercare una perfetta maglietta bianca che non esiste e scoprire che la cerchiamo tutte e tutte senza alcun risultato. E poi uscire con borse bellissime, come se fossimo in un film, sempre più stanche ma ancora con gli stessi sorrisi.
Vorrei che poteste sentire la tristezza degli abbracci davanti a Santa Maria Novella, quando ormai è giunta l’ora di salutarsi e di promettersi di rifarlo presto, ma tanto sappiamo già che non è mai tanto presto quanto vogliamo noi. E allora dirsi *ciao* con la voce rotta, con le gambe che ormai si tengono su a fatica, con la schiena che fa male in ogni dove, ma con la costante sensazione che se fosse sempre così, sarebbe davvero una figata pazzesca.
Vorrei davvero parlare di come sono stata bene, delle risate, di come tutto sia più facile se indossi un tutù viola e il tuo corpo (e la macchina fotografica di Filippo e l’auto dello stesso e il pavimento del bagno e qualunque cosa che abbia toccato, ndV) è letteralmente cosparso di brillantini iridescenti.
Vorrei descrivervi la sensazione di camminare per 5 chilometri con il prato bagnato e le nuvole di colore che ti si appiccicano addosso, che prima sei rossa, poi gialla e arancione (effetto epatite), poi meravigliosamente rosa fuxia da vera Barbie Girl, dopo blu come una Puffetta qualunque e infine cosparsa di glitter metallizzati che si vedevano da lontano.
Vorrei essere brava a rendere la sensazione di come sia ritrovare il proprio viso dopo la doccia, ridere, ascoltare musica che mette bene, spararsi prima i selfie e poi le polaroid, sentire il profumo della crema sul corpo come se fosse estate, rilassarsi in macchina, mentre canticchi e parli di 20 argomenti contemporaneamente.
Vorrei raccontarvi di come è bello cenare insieme, mangiare di ogni prelibatezza, bere vino, sorridere un po’ brilla, fare foto da mettere su instagram, parlare di tutta la popolazione virtuale come se fossero ex compagni di scuola (quindi male, con acidità et cattiveria!), sentire lo stomaco pieno, le gambe stanche, la testa lenta ma piena di buon’umore.
Vorrei farvi capire come è stato bello rotolarsi nel letto di Luisa, con la tisana buona e la tazza fighissima di Sheldon, farsi i video su snapchat, sentirsi come in gita scolastica, continuare a parlare sempre di tutto, sentire che la stanchezza sale sempre più e gli occhi cominciano a non reggere le troppe emozioni del giorno e finalmente dormire di un sonno pieno e senza sogni (forse il miglior regalo che potessi ricevere).
Vorrei potervi raccontare della luce pazzesca per i selfie nel terrazzo di Luisa e Filippo e delle colazioni belle in posti ancor più belli, scelti in quanto “molto instagrammabili”, ritrovandosi a colazione come se quella fosse la regola. Di come ci venga spontaneo chiedere la password del wifi prima del caffè e poi mangiare i dolcetti buoni in piatti bellissimi, che quasi ti spiace romperli con la forchetta.
Vorrei potervi mostrare la bellezza delle passeggiate a Santo Spirito, su Ponte Vecchio e poi in Piazza della Signoria, senza meta, come se uno fosse in vacanza davvero. Vorrei potervi far assaggiare il vino buono che abbiamo bevuto a pranzo, le polpette fritte che abbiamo mangiato e poi ancora il caffè signorile di Gilli, in mezzo a cento sorrisi.
Vorrei farvi stare dentro i negozi con noi: le mie amiche che cercano senza tregua e io che mi trascino su ogni divanetto disponibile, ridere e dare giudizi, toccare ogni abito indecise se comprarli tutti o nessuno, cercare una perfetta maglietta bianca che non esiste e scoprire che la cerchiamo tutte e tutte senza alcun risultato. E poi uscire con borse bellissime, come se fossimo in un film, sempre più stanche ma ancora con gli stessi sorrisi.
Vorrei che poteste sentire la tristezza degli abbracci davanti a Santa Maria Novella, quando ormai è giunta l’ora di salutarsi e di promettersi di rifarlo presto, ma tanto sappiamo già che non è mai tanto presto quanto vogliamo noi. E allora dirsi *ciao* con la voce rotta, con le gambe che ormai si tengono su a fatica, con la schiena che fa male in ogni dove, ma con la costante sensazione che se fosse sempre così, sarebbe davvero una figata pazzesca.
lunedì 13 aprile 2015
Deh (ablativo di argomento - traslato)
Dopo anni di rimandi, di impegni vari, di scarse capacità organizzative e ricchi coitillon simili, sabato mattina sono finalmente andata a nella patria adottiva di una delle mie migliori amiche.
Livorno è un po' un altro mondo rispetto al resto della Toscana: non c'è il rinascimento dietro ogni angolo, non ci sono le tombe etrusche, non c'è la fiorentina, non c'è quell'aria un po' snob di chi è stato la culla dell'italiano e non ci sono nemmeno tutte le dolci colline piene di girasoli che piacciono tanto ai turisti.
A Livorno c'è il porto, i parcheggi alla cazzomannaggia, le friggitorie, le sedi storiche del PCI, l'Accademia navale, un sacco di pavimenti a scacchiera, tanta gente in giro anche alle quattro del mattino e *boia deh* in ogni bocca.
E poi a Livorno, chevelodicoaffare, c'è la mia amica dottore che è la compagna di praticamente tutta una vita.
Quando ci vediamo, ogni singola volta, penso a quanto mi manca nella quotidianità e a quanto sia stata fortunata ad avere lei (e anche l'altra del trio storico) vicina ogni giorno, per anni.
Delle mie ore livornesi porto a casa, oltre alla vicinanza con questa amica speciale, la splendida sensazione di stanchezza da troppa vita e il sole che mi picchia in faccia, mentre psicanalizzo sconosciutie bevendo la spuma, come i vecchietti di paese.
In realtà, mi porto dietro anche le chiacchiere calme passeggiando per negozi, la giacca color corallo che cercavo da mesi, l'aperitivo vegano, Enrique Iglesias, il fritto più buono del mondo, lo spritz, ballare nei bar, ballare per strada, sentirsi come dentro ad una festa, ballare in discoteca, i caffè sulle terrazze assolate, giocare con il cane, il libro di Paolo Nori, il vino buonissimo, la mia anima contabile, ballare come se non ci fosse domani, dormire poco, ridere troppo.
Livorno è una città caotica e colorata, come possono esserlo solo le città di porto.
E io, come ormai è noto, amo le cose caotiche e colorate, soprattutto in questo momento.
Perchè città come Livorno hanno il merito di tirare fuori una me stessa che sembra un po' in gita scolastica.
E quando trovo posti che tirano fuori questi nuovi lati di me, che mi piacciono di più di quelli che vivo ogni giorno, mi sento sempre molto euforica. Forse perché mi ricordano che non è ancora tutto perduto e che posso davvero essere leggera.
Quindi mi sa che a Livorno ci torno, ecco.
Livorno è un po' un altro mondo rispetto al resto della Toscana: non c'è il rinascimento dietro ogni angolo, non ci sono le tombe etrusche, non c'è la fiorentina, non c'è quell'aria un po' snob di chi è stato la culla dell'italiano e non ci sono nemmeno tutte le dolci colline piene di girasoli che piacciono tanto ai turisti.
A Livorno c'è il porto, i parcheggi alla cazzomannaggia, le friggitorie, le sedi storiche del PCI, l'Accademia navale, un sacco di pavimenti a scacchiera, tanta gente in giro anche alle quattro del mattino e *boia deh* in ogni bocca.
E poi a Livorno, chevelodicoaffare, c'è la mia amica dottore che è la compagna di praticamente tutta una vita.
Quando ci vediamo, ogni singola volta, penso a quanto mi manca nella quotidianità e a quanto sia stata fortunata ad avere lei (e anche l'altra del trio storico) vicina ogni giorno, per anni.
Delle mie ore livornesi porto a casa, oltre alla vicinanza con questa amica speciale, la splendida sensazione di stanchezza da troppa vita e il sole che mi picchia in faccia, mentre psicanalizzo sconosciutie bevendo la spuma, come i vecchietti di paese.
In realtà, mi porto dietro anche le chiacchiere calme passeggiando per negozi, la giacca color corallo che cercavo da mesi, l'aperitivo vegano, Enrique Iglesias, il fritto più buono del mondo, lo spritz, ballare nei bar, ballare per strada, sentirsi come dentro ad una festa, ballare in discoteca, i caffè sulle terrazze assolate, giocare con il cane, il libro di Paolo Nori, il vino buonissimo, la mia anima contabile, ballare come se non ci fosse domani, dormire poco, ridere troppo.
Livorno è una città caotica e colorata, come possono esserlo solo le città di porto.
E io, come ormai è noto, amo le cose caotiche e colorate, soprattutto in questo momento.
Perchè città come Livorno hanno il merito di tirare fuori una me stessa che sembra un po' in gita scolastica.
E quando trovo posti che tirano fuori questi nuovi lati di me, che mi piacciono di più di quelli che vivo ogni giorno, mi sento sempre molto euforica. Forse perché mi ricordano che non è ancora tutto perduto e che posso davvero essere leggera.
Quindi mi sa che a Livorno ci torno, ecco.
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